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anteprima logo RID Via alle nuove corvettone finlandesi

Entra nel vivo il programma SQUADRON-2020, il più ambizioso mai avviato dalla Marina Finlandese dopo il 1927, quando erano state ordinate 2 potenti corazzate costiere e 5 sommergibili. Il 26 settembre, infatti, il Ministero della Difesa di Helsinki ha firmato i primi 2 contratti con il raggruppamento formato da Rauma Marine Constructions (RMC) e Saab, rispettivamente del valore di 647 e 412 milioni di euro, relativi alla costruzione di 4 corvette/fregate leggere classe POHJANMAA, e alla fornitura e integrazione dei sistemi imbarcati, cui provvederà l’azienda svedese. Il valore dell’intero programma è di 1,32 miliardi di euro, negli anni 2019-2027: la costruzione delle unità è prevista a partire dal 2022, con consegne nel 2025-2026 ed una capacità operativa finale entro il 2028. Queste grandi corvette saranno navi multiruolo estremamente sofisticate con scafo stealth, lunghe 105 m e da 3.300 t di dislocamento a pieno carico; l’equipaggiamento comprenderà una ricca dotazione sensoristica (CMS 9LV di Saab, al pari dei radar SEA GIRAFFE-4A a 4 facce fisse, e SEA GIRAFFE-1X, e contromisure Rheinmetall MASS, con mast integrato), e saranno armate con missili antinave GABRIEL Mk-5/Advanced Naval Attack Missile, e sup/aria RIM-162 ESSM, in modulo a 32 celle VLS, oltre al cannone Bofors da 57/70 mm SAK-3, e con capacità di operare come posamine, e sistemi antisom (lanciasiluri ASW, elicottero). Il programma è completato da quello da 223 milioni di euro avviato nel 2017, per l’ammodernamento di mezza vita entro il 2021 delle 4 FAC classe HAMINA, realizzate in 2 fasi tra 1997 e 2006, per prolungarne la vita sino al 2035, ed equipaggiarle con nuove armi (anche antisom) e sensori, in parte adottati per le nuove corvette, visto che imbarcheranno lo stesso CMS, e i missili GABRIEL Mk-5.

anteprima logo RID I sistemi di guida dei missili aria-aria

Le caratteristiche che contraddistinguono un moderno missile aria-aria (AAM, Air to Air Missile) sono l’estrema agilità (ottenuta attraverso una combinazione di “thrust vectoring” e controlli aerodinamici avanzati), notevoli capacità di acquisizione “off-boresight” e di lancio integrate con sistemi installati nel casco di volo (HMD), sensori e sistemi di guida con notevolissima resistenza alle IRCM (Infra-Red Counter Measures) e alle contromisure radar (nel caso rispettivamente di missili a guida IR e a guida radar). Questi requisiti rigorosi richiedono nuovi approcci nella realizzazione dei sistemi di guida, di controllo e di stima della posizione del bersaglio (in caso di contromisure e/o manovre repentine di quest’ultimo ed eventuale perdita del contatto): sono questi i principali componenti del missile che devono anche soddisfare requisiti operativi come precisione, basso costo e possibilità di semplici aggiornamenti nel tempo; quindi prestazioni molto avanzate in ambienti elettronicamente complessi e inquinati. Naturalmente sono fondamentali l’analisi della cinematica dell’ingaggio e della dinamica del bersaglio prima di passare all’analisi di sistemi quali autopilota, sistema di guida, contromisure e relativa integrazione. La guida è il metodo attraverso il quale il missile riceve ed elabora i comandi richiesti per spostarsi lungo la traiettoria, adeguarsi alle manovre del bersaglio e colpirlo. L’homing è il tipo più comune di sistema di guida utilizzato nei missili moderni: con questo sistema il missile si dirige verso il suo obiettivo utilizzando un sensore in grado di rilevare determinate caratteristiche distintive del bersaglio. Dato che il sensore è a bordo del missile, esistono solo 2 punti di interesse primario: il missile e il bersaglio, motivo per cui l’homing è noto anche come “guida a 2 punti”. L’homing può essere suddiviso a seconda di come viene generata la caratteristica distintiva del bersaglio, per cui avremo sistemi di ricerca passiva e homing attivo.

anteprima logo RID I missili anti-nave supersonici

Se si considerano i missili anti-nave in servizio nel mondo, una delle prime osservazioni riguarda la disparità delle velocità. Le Marine occidentali continuano a basarsi prevalentemente su missili subsonici, spesso evoluzioni tecnologiche di modelli nati negli anni '70. Al contrario, Cina, India e Russia (e Iran…) mostrano una significativa attenzione per i missili supersonici, che schierano in gran numero e, ancor più importante, continuano a sviluppare nuove armi supersoniche ed ora anche ipersoniche (oltre 5 Mach). Si assiste ad una vera e propria proliferazione, con numerosi modelli di missili anti-nave supersonici che vengono proposti sul mercato, sia per l’esportazione che per il Paese produttore, e con l’intera gamma d’impiego per quanto riguarda le piattaforme di lancio: aerei, navi di superficie, sottomarini, batterie costiere. La differenza operativa è significativa, specie per quanto riguarda i tempi a disposizione della difesa per la scoperta, identificazione e per sviluppare una reazione efficace. Un missile subsonico occidentale (EXOCET, HARPOON, TESEO, ecc.) impiega 10 minuti per percorrere 180 km. Un missile che voli a 3 Mach percorre la stessa distanza in poco più di 3 minuti. Un missile ipersonico da 5 Mach impiegherebbe meno di 2 minuti. Il ridotto tempo a disposizione rende complesso sia l’intercetto che, soprattutto, la verifica dei risultati, eliminando quindi la parte “look” della sequenza shoot-look-shoot o shoot-shoot-look, comportando quindi un consumo di munizioni molto maggiore. L’ultima linea di difesa affidata a sistemi a cortissimo raggio tipo CIWS, operanti a 1.000-1.500 m, risulterebbe poi probabilmente inefficace, visto che anche nell’ipotesi di un colpo a segno, i rottami di un missile supersonico avrebbero un’energia cinetica tale da proseguire per inerzia fino all’impatto con la nave.

anteprima logo RID L’Aeronautica Argentina

Come per la maggior parte delle altre Forze aeree sudamericane, anche in Argentina l’impiego militare del più pesante dell’aria avvenne alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, con la creazione nel 1912 di una Escuela de Aviación Militar presso il Campo de Mayo di Buenos Aires, dove già nel 1910 era stata realizzata una pista di volo. Tra il 1919 e il 1921 furono attivati, all’interno dell’Esercito e della Marina, e sulla falsariga di quanto avveniva negli altri Paesi, reparti aerei militari, mentre nel 1945 veniva creata una Forza Armata autonoma, la Fuerza Aérea Argentina (FAA). La nuova realtà aeronautica crebbe rapidamente: e mentre venivano realizzate nuove infrastrutture, e acquisito materiale moderno, la FAA fu anche la prima Aeronautica Sudamericana a transitare, nel 1947, su aerei a getto, grazie ai Gloster METEOR inglesi. Nel frattempo, veniva accumulata una discreta esperienza operativa. In primis con il coinvolgimento delle forze aeree nazionali (comprese quelle di Esercito e Marina) nei numerosi sommovimenti interni che scossero il Paese per un trentennio: come il bombardamento effettuato da 30 aerei su Plaza de Mayo durante un fallito golpe nel giugno 1955, o le azioni aria/aria e aria/terra svoltesi durante la successiva rivolta che 3 mesi dopo cacciò Peròn dalla Casa Rosada; senza contare la partecipazione alle operazioni COIN durante la guerriglia degli anni ’70. Nel 1982 la FAA (sempre supportata dalle Forze aeree di Esercito e Marina) veniva infine impegnata in un moderno conflitto aeronavale, e contro un avversario d’élite, ossia il contingente aereo inglese fornito da RAF e Fleet Air Arm per la riconquista delle Falkland. Pur subendo gravissime perdite, i piloti argentini (dell’Aeronautica, della Marina), ai comandi per lo più di aerei ancora validi benché operanti al limite della propria autonomia, misero a segno la maggior parte dei successi tattici conseguiti da Buenos Aires durante la breve ma intensa campagna bellica, affondando e danneggiando numerose navi e abbattendo diversi velivoli.

anteprima logo RID Gli F-35 italiani in Islanda

Un Task Force del 32° Stormo di Amendola composta da 6 F-35 è stata rischierata in Islanda, presso la base di Keflavik, nell’ambito della missione di Air Policin della NATO. I velivoli hanno già iniziato l’attività di volo, mentre la FOC (Final Operational Capability) del contingente verrà conseguita ai primi di ottobre. Il velivolo dimostra così una volta di più la sua polivalenza e la capacità di operare in contesti di difesa aerea puri. Il rischieramento della Task Force del 32° Stormo durerà fino alla fine di ottobre.

anteprima logo RID H-6N: l’ultima evoluzione del bombardiere cinese H-6

Il web cinese si è popolato di nuove e interessanti immagini che ritraggono una ennesima evoluzione del bombardiere cinese H-6, derivato dal Tu-16 BADGER, ripresa in volo durante quelle che si ritiene siano le prove per l’imminente parata per i 70 anni della Repubblica Popolare Cinese, in programma per il 1° ottobre. La nuova variante dello H-6, prodotto dalla Xi'an Aircraft International Corporation, è l’ultima, in ordine di tempo, delle evoluzioni di questo velivolo, al centro del potere aereo cinese fin dagli anni 70. Nel 2009 era apparsa la versione H-6K, già ampiamente modificata rispetto alle precedenti e pensata per trasportare il massimo carico possibile di missili a lungo raggio antinave e da attacco al suolo. La nuova versione H-6N si caratterizza per la prominente sonda frontale per il rifornimento in volo e, soprattutto, per l’eliminazione della stiva bombe, rimpiazzata da un recesso aerodinamico destinato al trasporto semi-conformale di un grande missile ancora da scoprire. Nelle foto comparse sul web cinese, il recesso è chiaramente distinguibile ma vuoto, mentre sotto le ali il velivolo trasporta 2 missili da crociera KD-20 land-attack a lungo raggio (anche noti come CJ-20, o CJ-10K nella moltitudine di denominazioni per l’arsenale cinese) ai piloni più interni e 2 KD-63 land-attack a corto raggio (anche noti come YJ-63) ai più esterni. Il missile destinato al trasporto nel recesso di fusoliera è ancora da scoprire. Secondo alcuni rapporti si chiamerebbe CH-AS-X-13 e sarebbe un derivato aerolanciato del missile balistico con capacità antinave DF-21D. Un missile di questo tipo, lanciato da un bombardiere capace di essere rifornito in volo, rappresenterebbe una seria minaccia per le basi e le portaerei americane nel Pacifico nell’area della “seconda catena di isole”, quindi includendo Guam.

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