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Argomento Selezionato: Forze Armate
anteprima logo RID Ucraina, il caso dei MiG-29 e il “rifiuto” americano, mentre si stringe la morsa su Kiev

Quasi un po' a sorpresa il Governo polacco ieri sera ha annunciato la propria disponibilità a trasferire caccia MiG-29 all’Ucraina, attraverso gli Americani – che per compensazione avrebbero fornito degli F-16 – e la base NATO di Ramstein. La risposta americana non si è fatta attendere: da Washington hanno prima fatto sapere di essere sorpresi per l’annuncio, evidentemente non concordato, e poi hanno aggiunto che l'operazione presenterebbe delle difficoltà logistiche e che sarebbe al momento non sostenibile. Una circostanza del genere, infatti, avrebbe ripercussioni rilevanti e costituirebbe un'ulteriore escalation nel confronto tra NATO e Russia: in pratica sarebbe solo un gradino sotto l’intervento diretto a fianco degli Ucraini. E poi ci sono tutte quelle difficoltà logistiche e pratiche che abbiamo già evidenziato. I piloti ucraini dovrebbero raggiungere Ramstein, familiarizzare ed addestrarsi con i velivoli, visto che l’avionica è in parte diversa da quella dei MiG-29 dell’Aeronautica Ucraina, e poi “rientrare” in Ucraina in volo, esponendosi ovviamente al rischio di abbattimento.

anteprima logo Stato Maggiore Difesa Guerini: "Putin fermi l'aggressione all'Ucraina

Guerini: "Putin fermi l'aggressione all'Ucraina. L'Italia contribuisce a rafforzare la deterrenza. Con Ungheria cooperazione militare eccellente. Unione Europea continui accoglienza dei rifugiati, facendosene carico responsabilmente"

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anteprima logo Marina Italiana LA FREGATA RIZZO IN OPERAZIONE ANTIPIRATERIA NEL GOLFO DI GUINEA

L’unità assicurerà la sicurezza marittima in una zona del mondo a rischio per gli attacchi di pirateria e dove insistono rilevanti interessi economici per il Paese

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Guerini: "Putin cessi aggressione per trovare una soluzione negoziata"

"In questo momento l'obiettivo è fermare questa guerra senza senso e cercare ogni mezzo pacifico per arrivare alla soluzione della crisi"

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anteprima logo RID Ucraina, le notizie delle ultime ore. Eli-assalto a Mikolaiv

La situazione delle ultime ore sta mostrando come gli iniziali successi ucraini comincino a fare i conti con un’indubbia capacità russa di adattarsi alle nuove circostanze, peraltro caratterizzata più da elementi di cinismo e finanche spietatezza che da genialità tattiche. A Kharkiv sono stati condotti pesanti bombardamenti di artiglieria, ma anche con missili balistici tattici ISKANDER, che hanno colpito centri di comando e comunicazione, una fabbrica per carri armati, ma anche aree residenziali. In nottata è stata poi lanciato un avio-sbarco di cui al momento non si hanno notizie. A sud, la grande cittadina portuale sul Mar d’Azov di Mariupol è sotto assedio e le forze russe provenienti dalla Crimea si stanno ricongiungendo con le milizie separatiste del Donbass. Altra importante notizia che ha caratterizzato soprattutto la mattinata di ieri è stata la lunga colonna meccanizzata avvistata mentre “scendeva” lentamente dalla Biellorussia in direzione di Kiev. È possibile che i negoziati tenutisi in una località segreta ma “securizzata” ai confini con la Bielorussia siano contestualmente serviti a far entrare, in relativa sicurezza, tale formazione (le paludi del Prypiat altrimenti male si prestano a manovre di tale mole). Si ritiene che al suo interno vi siano anche reparti bielorussi e ceceni. Ovviamente a una tale minaccia Kiev si sta preparando, fors’anche più che nei giorni passati, al fine di sostenere un assedio o anche un assalto diretto. Riteniamo, tuttavia, che il concetto operativo russo punti invece al suo aggiramento, probabilmente dalla parte ad ovest della città. A supporto di questa ipotesi, sono state riportate aliquote limitate di reparti russi impegnati in tentativi di allestimento di un ponte sul fiume Irpin, località oggetto non a caso di un epsante bombardamento di artiglieria, non a caso protagonista della famosa battaglia con cui nel 1321 il Granduca di Lituania Gediminas acquisì il controllo delle estese pianure dell’Ucraina centrale). Questo del resto farebbe il paio con recenti similari decisioni di aggirare sia Sumy che Chernhiv, da cui si è difatti dilungata la puntata offensiva che probabilmente mira a ad aggirare Kiev da est. Insomma, i Russi in tal modo preferirebbero aggirare le città piuttosto che investirle direttamente, a meno che ciò non sia assolutamente necessario, martellando a sicura distanza con artiglieria e armi stand-off dall’elevato potere distruttivo popolazioni urbane che si speri cedano dal punto di vista psicologico. Ma quali città, in una tale ottica, risulterebbero dunque strettamente necessarie? Senz’altro Kherson, che è stata presa tra ieri e stamattina, anche se scontri sarebbero segnalati ancora in alcuni quartieri. Una definitiva conquista di Kherson consentirebbe a forze provenienti dal fronte sud di risalire verso nord tagliando sostanzialmente in 2 l’Ucraina, tanto che a quel punto gli aiuti militari occidentali farebbero fatica ad affluire nei centri urbani rimasti cosi isolati. Si potrebbe obiettare che vi sono centinaia e centinaia di chilometri da percorre per spingersi in profondità verso nord da Kharkhiv, e che le capacità logistiche di sostegno russe non si siano dimostrate idonee a uno scopo del genere. É tutto vero, ma è altresì prevedibile che mentre le capacità degli invasori in tal senso andranno via via migliorando, quella dei difensori sarà sempre più degradata; in ogni caso, già adesso non vi sono indicatori della possibilità ucraina di organizzare e sostenere una vera e propria grande battaglia manovrata campale che, al limite, potrebbe prevenire l’esecuzione di un tale piano. Anche le capacità di una guerra partigiana operante sui fianchi di formazioni russe impegnate in tali manovre non sarebbero da sopravvalutare. La guerriglia odierna è temibile in ambito urbano, mentre in terreni rurali la moderna sensoristica di ogni tipo (IR, termica, radar, ecc., installata su UAV, elicotteri, persino palloni aerostatici, ecc.) annulla molti dei vantaggi delle orografie tradizionalmente facilitanti bande partigiane (boschi, campagne, paludi, ecc.); anzi, forse le rende persino controproducenti (es. il calore di un corpo umano in un bosco rivela a distanza ciò che ad occhio nudo non si sarebbe avvistato se non finendoci addosso...). Solo cattive notizie dunque per gli ucraini? Forse no, dal momento che sembra che la cittadina di Bedyansk, il secondo porto del Mar d’Azov caduto quasi senza colpo ferire (ma comunque a seguito di una dura ma breve battaglia nella vicina Tokmak), sia stato protagonista sin dalla giornata di ieri di numerosi micro-scontri di guerriglia urbana che hanno visto l’impiego di azioni di cecchinaggio e lanci di bottiglie molotov sugli occupanti. Difficile però dire se queste volenterose azioni possano davvero alleggerire la pressione su Mariupol.

anteprima logo RID Ucraina, difesa territoriale e ruolo dei civili

Al quinto giorno della guerra in Ucraina, è possibile fare un primo bilancio partendo dalle ottime performance delle Forze Armate ucraine e dai grandi problemi incontrati dai Russi. Tutto bene per gli ucraini dunque? In realtà no, dal momento che il fronte sud appare quello che sta mostrando più criticità. La mancata conquista di Kherson, difatti, non ha impedito puntate in profondità sia ad ovest che ad est della Crimea (sulla cui direzione ci si era già mossi passando per il nodo di Henishek). Nel primo caso, assalti a Mikolayvka si sono rivelati infruttuosi, e sembra che nelle ultime 24/36 ore forze russe abbiano fatto avanti e indietro nel premere alternativamente sia su tale importante centro, che su Kherson. Il motivo è probabilmente dovuto al fatto che Mykoayvka si è auto isolata tramite l’interruzione dei ponti comunicanti con le arterie collegate a Kyev e soprattutto ad Odessa, mentre, d’altra parte, ha lasciato aperto i suoi collegamenti con Kherson (anch’essa isolata) al fine di costituire un’unica linea difensiva di reciproco supporto, potenzialmente foriera di una controffensiva che potrebbe imbottigliare truppe che volessero impegnarsi troppo su Mykoayvka. Al momento essa effettivamente appare sotto tentativi di forzamento di una grossa componente meccanizzata, difficile da quantificare nella sua dimensione. Nel secondo caso, la caduta di Berdyansk (non troppo difficoltosa, sebbene certamente la località non fosse davvero tenibile dopo la conquista di Melitopol), ha consolidato la linea di sostegno delle truppe che già in precedenza erano riuscite a giungere nella cittadina di Urzuf, alle spalle di Mariupol, la quale, difatti, da un paio di giorni risulta praticamente circondata. Il famoso Reggimento AZOV, uno dei protagonisti della stagione dei Battaglioni Territoriali di volontari che autonomamente (o con finanziamenti da parte di oligarchi di vario tipo) si formarono durante i fatti del 2014, prima del conflitto era in parte acquartierato in tale località. Al momento sembra che stia tenendo duro contro forze russe che, benché abbiano nei fatti saldato i territori separatisti con la Crimea, nondimeno risulterebbero azzoppate da scarsità di uomini e carburante. Pertanto, nelle ultime 24 ore Mariupol ha continuato ad essere risparmiata da combattimenti e finanche bombardamenti nel proprio centro, sebbene i quartieri collocati alla destra del fiume Kalmius, confinanti con i paesotti di Sartana e Talakivka, conquistati in ore recenti dai separatisti, continuino a risultare sotto una pressione sempre più crescente. Essendo circondata, probabilmente Mariupol è la città a maggior rischio di catastrofe umanitaria. Di quasi mezzo milione di persone, il più importante porto del Mar d’Azov starebbe già esaurendo le scorte alimentari (esempio: il costo del pane, quando si trova, in 3 giorni è passato da 4 UAH al kg ad oltre 110 UAH). Da notare come oramai giornaliere notizie di sbarchi su (o accanto a) Mariupol od Odessa non appaiono confermati, ed è possibile che media occidentali ripetano post russi su qualche social finalizzati a far scappare la popolazione al fine di intasare le vie di comunicazione interne. Difatti, queste risultano già congestionate di veicoli di ogni tipo che tentano di dirigersi verso frontiere polacche, ungheresi e moldave.  Le pochissime arterie stradali dell’heartland urcaino, dunque, si prestano davvero poco a spostamenti di truppe ucraine da un fronte all’altro. È anche per questo che le unità dell’Esercito di ogni fronte ingaggiato si affidano a rinforzi ad hoc creati sul posto tramite l’afflusso volontario di civili più o meno militarizzati. Quanto questo fosse stato previsto nel concetto operativo difensivo iniziale o sia un qualcosa spontaneamente creatosi sotto la pressione del conflitto non risulta ancora chiaro, sebbene di massima propenderemmo più per la prima ipotesi. E qui arriviamo a quella sorta di “difesa totale” alla jugoslava titina che, sia come sia, ha comunque preso corpo in questa guerra, e che può contribuire fortemente alla crisi del dispositivo offensivo russo. Cominciamo subito a dire che, a differenza di alcuni titoli mediatici, in pressoché tutti i casi le battaglie cittadine si sono sinora svolte alle periferie dei centri urbani. In tal senso, le unità di volontari alla bisogna hanno giocato un ruolo non indifferente nella sicurezza dei centri da taluni raid compiuti da gruppi tattici di forze speciali russe a sabotatori filo-russi. Tuttavia, il grosso dei combattimenti, finora vittoriosi, è stato senz’altro svolto da formazioni regolari dell’Esercito e della Guardia Nazionale (che da anni ha riunito i menzionati Battaglioni/Reggimenti Territoriali del 2014). Le crescenti unità di volontari civili stanno però: rinforzando i centri delle città minando ponti, viadotti e canalini (probabilmente degli IED stanno venendo predisposti); mettendo in opera nidi di mitragliatrici e postazioni per cecchinaggio, armi portatili anticarro e MANPADS; confondendo la segnaletica stradale; fabbricando e distribuendo bombe molotov (stabilimenti di prodotti alcolici si sono convertite allo scopo, come nella Finlandia della Guerra d’Inverno). Parte della popolazione non direttamente belligerante (o perlomeno non direttamente armata) contribuisce in questo quadro in ulteriori forme, quasi da epopee romantiche, quali: anziani abitanti di condomini e casermoni residenziali che si prestano a fare da spotter di movimenti avversari con telefonini e radio portatili; cordoni di civili che sfidano i carri russi a travolgerli (finora non vi sono notizie che ciò si sia poi verificato, anzi, in rete si trovano video di formazioni meccanizzate che desistono da ulteriori avanzate); donne e bambini che cuciono uniformi e teloni mimetici per i propri soldati. Al di là dell’alone, come già detto, epico, questo fenomeno sembra abbastanza generalizzato e certamente preoccupante per i russi che, c’è da scommetterci, temono una, dieci, cento Grozny. É in questo quadro che probabilmente si colloca il turning point di oggi a Kharkhiv. Il terribile bombardamento indiscriminato del centro città con MRLS, difatti, segna un distacco da quello che, forse, aveva finora rappresentato parte del concetto operativo dei russi: puntare con forza sulle città etnicamente e/o linguisticamente ucraine, e aggredire con minore violenza (soprattutto artiglieresca) i centri russofoni dell’est (che in qualche caso erano anche caduti parzialmente e/o brevemente sotto controllo separatista nel 2014). Il tentativo stroncato di entrare a Kharkhiv con forze leggere, sembra aver portato i russi ad abbracciare una strategia diversa, basata su accerchiamento delle città ed impiego all’occorrenza del fuoco di artiglieria.

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