LEONARDO
Viaggi RID
Notizie a cura di RIDlogo RID
anteprima logo RID Afghanistan, le ragioni di una sconfitta

Abbiamo aspettato un po' prima di parlarne. Le ferie (sacre), certo, ma anche la necessità di scrivere lontani dall’emozione del momento, di usare la testa e non la pancia. L'Occidente ha perso, e lo ha fatto anche malamente, con un ritiro che assomiglia a una ritirata, ed un fuggi fuggi condito da immagini che più di ogni altra cosa rappresentano un danno per la sua reputazione. Lo possiamo dire tranquillamente: l’immagine dell’America e dei suoi alleati oggi è ai minimi termini. Se guardiamo agli ultimi 20 anni Washington viene da 3 disastri: quello iracheno-siriano, quello afghano e quello libico. Tutti più o meno condivisi con l’Europa e tutti, egualmente, che hanno dato fiato e spazi agli avversari: l’Iran, piuttosto che la Russia. Il gran finale è stata poi la conferenza stampa di Biden in cui il Presidente americano ha sostanzialmente addossato la responsabilità della sconfitta in Afghanistan alla NATO, riconducendo in pratica solo a Bruxelles lo sforzo di nation building, mentre loro, gli Americani, erano concentrati sulla caccia ai terroristi. Una menzogna bella e buona. Chi è il Paese più importante della NATO? Chi comandava la missione ISAF? Ma veramente si pensa che la NATO possa imbarcarsi in uno sforzo di ricostruzione come quello afghano senza gli USA, impegnati a fare dell’altro? Fate voi. Ma torniamo alle ragioni della sconfitta. La prima riguarda il tempo. I tempi, anzi, gli attimi, delle liberal-democrazie non si conciliano con i tempi delle guerre di stabilizzazione e con la mentalità “lunga e lenta” tipicamente orientale e mediorientale. I cicli elettorali non tengono conto del campo. Da questo punto di vista, l’errore più grosso è stato quello di Obama che ha iniziato a richiamare i contingenti tra il 2011 e 2012, ovvero nel momento di massima pressione sui Talebani, la cui influenza nel Paese in quel momento era veramente ridotta. Trump ha proseguito su questa rotta, con l’aggravante di sottoscrivere una pace separata con i Talebani, che ha legittimato loro e delegittimato il Governo di Kabul, ridotto ad una sorta di comparsa. Il povero e claudicante Biden, infine, poteva solo gestire meglio il ritiro. La seconda ragione è culturale e riguarda la presunzione che il modello euro-occidentale sia il migliore in senso assoluto e che tutti siano disponibili ad accettarlo senza colpo ferire. Questo comporta la creazione di percezioni errate e cattiva analisi, che, nella fattispecie, ha significato non capire che i Talebani erano e sono espressione di una comunità – quella pashtun, in particolare Ghilzai - profondamente radicata tanto in Afghanistan quanto in Pakistan. Ridurre i Talebani a movimento terroristico è sbagliato. I Talebani sono un realtà, sopratutto oggi, molto complessa in cui convivono 3 anime: quella conservatrice e per così dire di governo, quella radicale, vicina a ciò che resta di Al Qaeda e quella puramente criminale. Tutte, però, sono straordinariamente radicate nel tessuto del cosiddetto Af-Pak, rappresentandone storia, interessi e tradizioni. E’ stata la prima anima a gestire la ripresa del potere tessendo una serie di accordi con potentati e signori della guerra locali che hanno tagliato fuori Ghani e i suoi: fa specie vedere Ismail Khan chiamare i propri miliziani alla resistenza ad Herat e contemporaneamente trattare per conto dei Talebani con Ghani; ma fa specie vedere pure la rapidità con cui il Nord – un tempo roccaforte dei Tagiki - è caduto senza sparare un colpo. Insomma, il sospetto – che siano state le intese locali più che le armi a spianare la strada di Kabul a Baradar – viene. Il tutto, sotto gli occhi delle nostre intelligence, ormai rivolti altrove. E poi eccoci alle ragioni militari ed operative. Una guerriglia con un retroterra logistico santuarizzato è potenzialmente inesauribile. La disponibilità di aree sicure in Pakistan – nelle cosiddette aree tribali, ma sopratutto, nel Belucistan – spiega la resilienza dei Talebani e la loro capacità di alimentare le proprie attività militari in alcune aree del Paese. E ciò rimanda anche al legame tra i Talebani ed il Pakistan. Un legame inscindibile e funzionale per la politica estera di Islamabad e per il suo obbiettivo di mantenere profondità ed influenza in Afghanistan. Il fallimento degli USA si è visto sopratutto qui, ed è qui che sono stati pronti ad infilarsi tanto i Russi quanto i Cinesi. Infine, parliamo anche di soldi, ovvero dei soldi della ricostruzione e degli aiuti che in questi 20 anni la classe dirigente afghana, a tutti i livelli, si è intascata. In particolare, la “nostra” classe dirigente: quella che ha studiato nelle nostre università, che parla un inglese fluente e che ha i conti correnti “gonfi” a Dubai. Un gioco da ragazzi per la sempre più evoluta propaganda degli ex studentelli coranici creare la narrazione della “rapina” commessa dai potentati di Kabul ai danni del popolo afghano: adesso è il momento di Bardar e degli “onesti”. Di questo, e non solo, lo Scrivente parlava, non ultimo, anche nel 2012 in un reportage, che ripubblichiamo oggi, scaturito dall’ennesimo viaggio nella meravigliosa terra afghana.

anteprima logo RID Primo rifornimento in volo tra STINGRAY ed E-2D ADVANCED HAWKEYE

Il 18 agosto scorso l’MQ-25 STINGRAY di Boeing ha rifornito in volo sopra l’Illinois un E2D ADVANCED HAWKEYE dell’Air Test and Evaluation Squadron Two Zero (VX-20). 

anteprima logo RID Vola l’ARES, velivolo multi-sensore per l’US Army

L’US Army pianifica di potenziare le proprie capacità organiche di sorveglianza, acquisizione obiettivi e guerra elettronica come indispensabile complemento all’espansione delle capacità e della gittata dell’artiglieria.

anteprima logo RID General Atomics punta sul lancio (e recupero) di droni in volo

Molti dei velivoli non pilotati, fra cui i primi pensati per le operazioni in sciame (swarm), sono di piccole dimensioni e di autonomia relativamente limitata. 

anteprima logo RID Operativo il METEOR sugli Eurofighter TYPHOON tedeschi

L’Aeronautica Tedesca ha ultimato i test sul suo nuovo missile aria-aria a lungo raggio MBDA METEOR e lo ha dichiarato pronto all’uso operativo sui suoi velivoli Eurofighter TYPHOON. Il reparto responsabile dei test è stato il Lutwaffe Tactical Air Wing 74 basato presso la Base Aerea di Neuberg in Bavaria che, secondo quanto dichiarato dalla stessa Forza Armata, ha ultimato tutti i suoi test nel mese di giugno. Il METEOR si va ad aggiungere agli altri 2 missili aria-aria già presenti nell’arsenale aereo tedesco: l’AIM-120 Advanced AMRAAM a medio raggio e l’Infra-Red Imaging System Tail (IRIS-T) a corto raggio. Il TYPHOON, in configurazione da superiorità aerea, sarà in grado di imbarcare fino a 4 missili METEOR, 2 AMRAAM e 2 IRIS-T. Il nuovo missile di MBDA può vantare un raggio operativo ben oltre il definito BVR (Beyond Visual Range) con i suoi 200 km di portata, una lunghezza di circa 3,6 m e un peso approssimativo di 180 Kg. Grazie alla sua propulsione ramjet, l’ordigno è in grado inoltre di modificare la sua velocità in base alle caratteristiche del suo obiettivo e alle eventuali manovre evasive del pilota avversario. Dichiarato ormai operativo, il METEOR verrà integrato su tutti i TYPHOON tedeschi, ad esclusione dei velivoli della Tranche-1.

anteprima logo RID Nuove capacità “distribuite” per il GMLRS dal Regno Unito

Dal Regno Unito arrivano le prime indicazioni su alcuni degli sviluppi nazionali che il British Army spera di integrare negli upgrade al sistema Guided Multiple Launch Rocket System (GMLRS) da qui al 2030. Sono stati per ora messi a contratto importanti aggiornamenti per il veicolo lanciatore M270B1 e l’adozione dei raggi Extended Range da 150 km di gittata, oltre al nuovo Precision Strike Missile da “499 km” (e oltre, dopo l’abbandono del trattato INF) dell’US Army, ma ci sono piani per ulteriori capacità operative. In particolare il British Army vuole acquisire nuove capacità d’attacco areale (sostanzialmente perse con il ritiro delle sub-munizioni in seguito ai trattati per la limitazione dei rischi da UxO, Unexploded Ordnance) e anti-corazzati, oltre che, idealmente, capacità di ricognizione e guerra elettronica. Il Defence Science and Technology Laboratory (DSTL) sta quindi portando avanti un progetto, della durata prevista di circa 3 anni, per dimostrare un Payload Carrier da integrare sul razzo ER. Il Payload Carrier andrebbe poi ad imbarcare diversi carichi di missione. Lockheed Martin UK sta lavorando in particolare a 4 carichi: L’Area Fires Air Vehicle (AFAV) userebbe dei mini-droni, coordinati dall’AI, per scovare e distruggere veicoli corazzati ed altri bersagli all’interno di una data area. Un’altra configurazione userebbe droni o sensori paracadutati per ricognizione ed acquisizione bersagli (ISTAR) e per la valutazione degli effetti sul bersaglio dopo un attacco (Battle Damage Assessment). Il Counter Sensing and Decoy Payload rilascerebbe invece delle contromisure attive a perdere, capaci di generare falsi bersagli, fare jamming e in generale disturbare temporaneamente le difese aeree avversarie.

  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>