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anteprima logo RID La Royal Navy punta a droni da portaerei

La Royal Navy sta intensificando gli sforzi per assicurare alle sue nuove portaerei capacità che vadano oltre l’F-35B ed ha lanciato un nuovo studio, il Project VIXEN (probabilmente un riferimento al caccia imbarcato SEA VIXEN degli anni 60’), per velivoli unmanned da impiegare in missioni di strike e rifornimento in volo. Un’altra missione d’interesse è la sorveglianza, magari anche l’allarme radar precoce per un futuro post-CROWSNEST (il sistema radar AEW integrato sugli elicotteri MERLIN HM2). Ovviamente si tratta ancora di un progetto nelle sue fasi embrionali, ma i Comandanti in capo di Royal Navy e RAF hanno congiuntamente dichiarato nel recente passato che imbarcare droni di grandi dimensioni sulle portaerei è qualcosa che vorrebbero realizzare nel giro di 5 anni. Il VIXEN si accompagna al progetto MOSQUITO della RAF, che vedrà un primo dimostratore di loyal wingman volare nel 2023 grazie ad un recente contratto da 30 milioni con Spirit Aero. Il MOSQUITO sarà un velivolo unmanned dotato di sensori ed armamenti e capace di affiancare caccia pilotati, e servirà come prototipo del LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft), il gregario che la RAF vuole acquisire per affiancare TYPHOON, F-35B e, in futuro, TEMPEST. Non è mai stato definitivamente ed univocamente chiarito se il LANCA sarà effettivamente imbarcabile sulle portaerei classe QUEEN ELIZABETH, nonostante si parli di affiancarlo all’F-35B nell’Air Wing. Essendo le portaerei configurate per velivoli a decollo corto e atterraggio verticale, per imbarcarsi su di esse il LANCA dovrebbe essere, come il VALKYRIE dell’Americana KRATOS, “indipendente dalle piste”, quindi lanciato con l’ausilio di razzi e recuperato con paracadute. Le anticipazioni in CGI del LANCA viste finora suggeriscono in effetti un velivolo privo di carrello, ma le informazioni concrete sono ancora scarse. Alternativamente, sulle navi andranno installati sistemi di supporto per lancio e atterraggio. Il project VIXEN suggerisce forse lo sviluppo di una variante imbarcata parallela, o addirittura di un velivolo separato e di più grandi dimensioni (il ruolo tanker per rifornimento in volo lo imporrebbe). Il 24 febbraio scorso la Royal Navy ha pubblicato una Request for Information relativa ad un sistema di lancio assistito capace di far decollare velivoli pesanti fino ad un massimo di circa 25 t e ad un sistema d’arresto per l’atterraggio per velivoli con una massa minima di 5 t e massima di oltre 21. L’installazione a bordo nave è desiderata già nel 2023, se possibile. Si tratta di requisiti molto ambiziosi, che si avvicinano a quelli tipici di catapulte e cavi d’arresto per portaerei convenzionali. Se si riuscisse a maturare un sistema con simili caratteristiche ma un’invasività a bordo nave ridotta, il risultato sarebbe rivoluzionario. Risultati promettenti erano stati raggiunti negli anni scorsi con i prototipi EMKIT ed EMCAT, catapulte elettromagnetiche sviluppate nel Regno Unito da Converteam, poi acquisita da General Electric per diventare GE Power Conversion.

anteprima logo RID Sugli ZUMWALT missili ipersonici “triple-packed”

L’US Navy ha chiesto all’industria di ricevere delle proposte di opzione per equipaggiare i nuovi cacciatorpediniere DDG-1000 ZUMWALT con missili ipersonici. In particolare, l’obbiettivo è adottare sulle navi degli Advanced Payload Module (APM) in configurazione “triple-packed” per il lancio del missile attualmente in fase di sviluppo Intermediate-Range Conventional Prompt Strike (IRCPS). Quest’ultimo è basato su un grosso booster che accelera secondo una traiettoria balistica un veicolo planante destinato poi a colpire il bersaglio a velocità ipersonica con un profilo di rientro altamente manovrante e imprevedibile. Il glider dell’IRPCS, denominato  Common Hypersonic Glide Body (C-HGB), è sviluppato nell’ambito di una cooperazione con l’US Army che lo impiegherà dal suo  Long-Range Hypersonic Weapon (LRHW). Bisognerà capire a questo punto dove potranno essere installati sugli ZUMWALT gli APM. Forse al posto di uno o di entrambi  Advanced Gun Systems (AGS)  da 155 mm, ancora senza una munizione?

anteprima logo RID Elettronica presenta EMSOPEDIA

Elettronica ha presentato oggi EMSOPEDIA, la prima enciclopedia online al mondo sulle Electromagnetic Spectrum Operations (EMSO). L’evento è avvenuto nel contesto delle “celebrazioni” per ricordare il 70° anniversario della fondazione dell’azienda. EMSOOPEDIA vuole essere una pubblicazione che aiuta utenti e addetti ai lavori ad avere una comprensione più chiara circa le definizioni, i termini ed i concetti che caratterizzano il vasto e complesso mondo delle operazioni nello spettro elettromagnetico. Come rimarcato dal Presidente e AD dei Elettronica, Enzo Benigni, l’obbiettivo di questa iniziativa è proprio quello “di raccogliere l’esperienza e la conoscenza del gruppo nel settore e condividerla con la comunità globale della difesa. Un modo anche che Elettronica ha epr ringraziare per il supporto ricevuto da molti stakeholder: istituzioni, forze armate, accademia e fornitori!” Lo spettro elettromagnetico è oggi diventato ormai un dominio operativo a tutti gli effetti – al pari di quello aereo, terrestre, navale, ecc. - anzi, la sua importanza nei moderni scenari è persino superiore a quella degli altri perché prevalere nello spettro elettromagnetico e vincere la battaglia per il suo controllo significa prevalere in tutti gli altri domini. Per questo il dominio elettromagnetico, che si sovrappone inevitabilmente a quello cyber, è sempre più conteso ed oggetto di una battaglia “silente” per vincere la quale occorrono strumenti, procedure e modalità operativa all’avanguardia. La EMSOPEDIA, redatta dai maggiori esperti del settore interni ed esterni all’azienda, aiuterà tutti gli utenti interessati a comprendere al meglio questa complessità caratterizzandosi come un tool multi-dominio e interdisciplinare a disposizione non solo delle forze amrate ma anche dell’audiance più generale formato da personale accademico, studenti, policy maker e giornalisti. La EMSOPEDIA è accessibile a; www.emsopedia.org.

anteprima logo RID La Germania rinuncia al sistema antiaereo e antimissile TLVS

Dopo anni di negoziazioni, il Ministero della Difesa tedesco ha annunciato la rinuncia al sistema antiaereo/antimissile polivalente TLVS, spinoff del defunto MEADS sulla base di uno sviluppo tra MBDA Deutschland e Lockheed Martin (esito in qualche modo "anticipato" dall'AD di MBDA Italia Lorenzo Mariani in audizione parlamentare). Contestualmente, la Difesa tedesca ha annunciato a partire dal 2023 la modernizzzione delle batterie di PATRIOT per gariantirne l’operatività fino almeno al 2030. Il TLVS comprende i lanciatori per gli intecettori PAC-3 MSE – ciascuno lanciatore contiene 8 missili PAC-3 MSE con portata doppia rispetto al PAC-3 ma con il medesimo meccanismo hit-to-kill – i lanciatori degli IRIS-T – ciascun lanciatore è dotato di intercettori IRIS-T SL – il TOC (Tcatical Operatiosn Center) ed il radar multifunzionale di sorveglianza e controllo AESA in banda X MFCR, che fornisce anche la guida ai PAC-3 MSE. In virtù della sua architettura plug-and-play nel sistema può essere anche inserito un radar a lungo raggio di scoperta, ma il sistema può sempre ricevere il "cue" da altri sistemi della difesa aerea, ed un radar a medio raggio per la scoperta ed il tracking in connessione con gli IRIS-T SL.

anteprima logo RID IRON DOME per Arabia Saudita ed EAU?

Il 15 marzo l’Arabia Saudita ha subito 3 nuovi attacchi di droni QASEF K2 lanciati dai ribelli Houthi, che hanno colpito l’aeroporto internazionale di Abha e la base aerea King Khalid. Esattamente una settimana prima era stata invece colpita la raffineria di Ras Tanura. Nonostante l’aiuto ricevuto dalla Francia con il dispiegamento di un radar Saab GIRAFFE (Task Force JAGUAR), e la massiccia presenza di batteria PATRIOT di fornitura statunitense, i sauditi sembrano incapaci di frenare l’offensiva aerea degli Houthi. Secondo fonti saudite nel corso degli ultimi 4 anni sono stati abbattuti 311 missili e 343 droni. La difesa aerea saudita comprende 6 battaglioni con missili MIM-104 PATRIOT PAC-3 e ben 60 batterie di artiglieria contraerea con cannoni da 35mm Rheinmetall. È quindi in questo scenario che sta accadendo quello che fino a pochi mesi fa sarebbe stato considerato impossibile. Secondo indiscrezioni pubblicate dal Jerusalem Post, i Sauditi avrebbero chiesto di proteggere le proprie infrastrutture critiche con il sistema di difesa aerea multi-missione IRON DOME della Rafael. Non è ancora chiaro se si tratterebbe di un ordine diretto tra Arabia Saudita e Israele, oppure se verrebbe rischierata una delle 2 batterie dello US Army recentemente equipaggiate con l’IRON DOME. Alcuni giorni fa, infatti, era già circolata voce del rischieramento di una batteria statunitense nel Golfo Persico. Anche gli Emirati Arabi Uniti, alleati dei Sauditi nella guerra dello Yemen, sarebbero interessati allo stesso sistema. Il sistema IRON DOME comprende 3 componenti: il radar di scoperta e tracking EL/M-2084 (portata da 5 a 70 km, capacità di tracciare fino a 120 bersagli contemporaneamente e di ingaggiarne 20), una batteria di missili TAMIR con 20 armi (90 kg, 3 m, gittata 2-40 km), e un posto di comando. Mentre IRON DOME ha già dimostrato eccellenti capacità C-RAM e VSHORAD, non ci sono ancora conferme delle sue prestazioni contro le minacce emergenti (droni, loitering munition), tanto che si parla insistentemente dello sviluppo di una nuova variante.

anteprima logo RID I Marines testano il JAVELIN da gommone

Nel corso di un’esercitazione svoltasi nell'area dell'Isola giapponese di Okinawa, i Marines hanno testato l’impiego di missili controcarro JAVELIN da gommoni gonfiabili d’assalto. Si tratta di una tattica – mutuata da quella dei gommoni d’assalto dei Pasdaran o dei pirati somali – applicata alle EABO (Expeditionary Advanced Base Operations), il nuovo concetto operativo dello USMC elaborato per operare negli scenari distribuiti ad alta intensità del teatro Asia-Pacifico. In particolare, nel corso di tale esercitazione, denominata CASTAWAY, i gommoni dotati di JAVELIN hanno operato in formazione per la difesa avanzata delle Expeditionary Advanced Base dagli eventuali tentativi nemici di occuparle. In scenari come questo i bersagli possono essere rappresentati da mezzi da sbarco, connettori nave-terra e veicoli anfibi, ma pure elicotteri sul ponte di volo delle navi anfibie. In pratica, si tratta di uno strumento d’interdizione delle operazioni anfibie avversarie e che si inserisce nella più vasta strategia dei Marines di contribuire al sea control locale insieme all’US Navy. Peraltro, piccole unità come queste offrono il vantaggio di garantire una ridotta impronta di targeting all’avversario ed un profilo molto basso, caratteristiche utilissime per creare “bolle” a geometria variabile, molte flessibili ed agili, attorno alle EAB.

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