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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Corea del Nord, nuovi progetti nucleari

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha annunciato al suo popolo, e indirettamente alla comunitá internazionale, che il suo Paese sta lavorando allo sviluppo di nuovi sistemi d’arma, in particolare relativi alla realizzazione di un nuovo sottomarino a propulsione nucleare, testate nucleari tattiche e armi ipersoniche in grado di penetrare ogni sistema di difesa aerea esistente. Si ritiene che quest’ultimo annuncio sia indirizzato alla nuova amministrazione statunitense, considerando che il leader nordcoreano ha precisato, in un intervista rilasciata alla controllata Korean Central News Agency (KCNA), di non aspettarsi nessun cambiamento nell’atteggiamento americano nei confronti del suo Paese e di voler procedere secondo le proprie guide strategiche senza curarsi di chi è seduto sulla poltrona più importante di Washington. Riguardo il progetto del sottomarino a propulsione nucleare, avviato nel 2016, il Premier ha precisato che si ritiene ormai completato ed è adesso passato alla fase di analisi e valutazione. Secondo quanto dichiarato, la costruzione di tale piattaforma è stata ritenuta necessaria per fornire una capacità dis econdo strike ed una maggiore credibilità al deterrente nucleare di Pyongyang. Il nuovo sottomarino nucleare sarà molto probabilmente in grado di imbarcare i nuovi SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) PUKGUKSONG 3. Il Presidente Kim Jong Un ha inoltre annunciato che la tecnologia nucleare nordcoreana ha fatto registrare un sensibile cambio di marcia, con il comparto delle ricerche ormai focalizzato sul miniaturizzare, rendere piú leggeri, e standardizzare i sistemi d’arma nucleari per arrivare a produrne delle versioni tattiche e, soprattutto, avviare lo sviluppo di un eventuale ordigno all’idrogeno. Non sono stati forniti invece maggiori dettagli sullo status dei progetti nordcoreani relativi a possibili armi ipersoniche, ma ne è stata comunque confermato l’avvio cosi come lo sviluppo di nuovi equipaggiamenti per la guerra elettronica e la costruzione di satelliti da ricognizione.

anteprima logo RID Il ritorno di Daesh in Siria

Il 3 gennaio, un bus di militari siriani lealisti è caduto in un’imboscata di Daesh sull’autostrada Salamiya-Raqqa, nella regione centrale della Siria, a una manciata di km dallo snodo strategico di Ithiriya. Almeno 6 soldati sono morti. Solo pochi giorni prima, il 30 dicembre, il gruppo guidato da Abdulrahman al-Mawla ha portato a termine l’attacco complesso più sanguinoso del 2020, anche in questo caso un’imboscata. Durante la notte, il gruppo di fuoco di Daesh ha bloccato 3 bus carichi di soldati lealisti della 17° Divisione del SAA lungo l’autostrada Palmira-Deir ez-Zour. Usando una combinazione di IED e mitragliatrici pesanti, i miliziani hanno distrutto completamente uno dei mezzi, ucciso 30 militari e causato almeno 17 feriti. Ma invece di limitarsi ad un attacco mordi e fuggi, sono rimasti a presidiare il luogo dell’attacco per lanciare una seconda imboscata ai danni delle unità lealiste accorse nell’area dopo alcune ore in supporto dei compagni. Questi 2 attacchi recenti riassumono la crescita capacitiva e di manovra di Daesh nella Badia, il deserto centrale siriano sotto il controllo (teorico) di Damasco. Una crescita consistente e continuativa che si riflette nel numero degli attacchi condotti. Il tasso è esattamente raddoppiato negli ultimi 12 mesi. Si passa dai 143 eventi del 2019 ai 286 dello scorso anno. In parallelo cresce anche la loro qualità. Gli attacchi complessi (condotti oltre le linee, o coordinati su più obiettivi contemporaneamente, o ancora finiti con la conquista di posizioni nemiche) sono addirittura triplicati. Nell’anno appena finito se ne contano 94, nel 2019 erano appena 34. Questo incremento non dipende da un aumento delle risorse a disposizione (uomini, armi, denaro). Le stime dei miliziani presenti nella regione sono rimaste costanti (1.000-1.500 elementi), segno che i rapporti con le realtà tribali della regione (che esistono) non passano dal reclutamento. In più Daesh ha attaccato solo sporadicamente depositi di armi o caserme, men che meno banche o strutture simili. Piuttosto, lo sviluppo delle attività di Daesh nella Siria centrale riflette una strategia territoriale precisa che si muove lungo 2 direttrici. La prima è l’aumento della pressione sulle vie di comunicazione principali e sugli snodi strategici. Agli attacchi condotti in pieno deserto ai danni di unità lealiste in pattugliamento si sono aggiunte le incursioni lungo la Palmira-Deir ez-Zour (specie a Sukhna, da cui parte un collegamento diretto a nord per Raqqa) e, più a nord, sulla via tra Salamiya e Rusaifa. Anche l’altro pattern tradizionale, quello degli attacchi nei centri urbani del medio Eufrate (Albu Kamal e Mayadin), si è evoluto in uno stillicidio di attentati lungo l’asse viario che percorre tutta la destra idrografica del fiume. Seconda direttrice è l’espansione verso le grandi città dell’ovest, da Aleppo a Homs passando per Hama. Che si tratti di un allargamento strutturale del raggio d’azione del gruppo, e non solo di attacchi in profondità con funzione di disturbo, lo suggeriscono i tentativi di conquistare e tenere il territorio. Il più eclatante è avvenuto a Rahjan (60 km a est di Hama e porta d’accesso per la provincia di Aleppo) in 2 occasioni, tra ottobre e novembre scorsi, quando Daesh ha occupato diversi villaggi nell’area per più giorni, abbandonandoli solo dopo l’intervento dei Russi con il supporto aereo. Altri episodi paragonabili si sono verificati a ovest di Palmira, nella zona di al-Qaryatayn. Se con gli attacchi lungo le vie di comunicazione Daesh punta a mantenere alta la pressione sul SAA e sulle forze di sicurezza di Damasco, ripetendo una strategia di logoramento già usata in passato, la libertà di manovra a ridosso delle città dell’ovest del Paese sottintende un rapporto stretto con alcune realtà tribali locali. L’approfondimento di queste relazioni, funzionale a radicare ulteriormente il gruppo a ridosso della “Siria utile”, potrebbe acquisire priorità per Daesh nei prossimi mesi, replicando il modus operandi usato fin dal 2019 per penetrare nuovamente nell’area urbana di Raqqa e per mantenere l’agibilità dell’estremo sud-est siriano. Entrambe aree dove il fattore tribale è decisivo per esercitare il controllo effettivo del territorio, anche in assenza di una nuova “territorializzazione” del gruppo.

anteprima logo RID Nuovi reparti EW per lo US Army

Prosegue l’impegno dell’Esercito americano volto alla ricostituzione – dopo il loro smembramento con la fine della Guerra Fredda - di unità specificamente dedicate alla guerra elettronica. 

anteprima logo RID TEMPEST, Italia firma MoU trilaterale

Il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha sottoscritto insieme al Segretario di Stato per la Difesa del Regno Unito Ben Wallace e della Svezia Peter Hultkvist, un MoU (Memorandum of Understanding) che disciplina i principi generali per una collaborazione paritaria tra i 3 Paesi nell’ambito del programma per il sistema di combattimento aereo del futuro TEMPEST. L’accordo riguarda tutte le attività comprese la ricerca, lo sviluppo preliminare e gli studi di concetto, e sarà seguito da un Project Arrangement e dallo sviluppo di dettaglio, Full Development, che dovrebbe partire nel 2025. Ulteriori dettagli su RID 2/21.

anteprima logo Esercito Italiano Libano, esercitazione Green Zone 2020

Attuare il piano messo a punto dal comando di UNIFIL mediante procedure d’intervento immediato da adottare in caso di rischio ambientale e sanitario, determinato da sorgenti di inquinamento rilevate all’interno e all’esterno delle basi ONU dislocate nel Libano del Sud.

a cura dell'
anteprima logo Stato Maggiore Difesa EAU: l'Ambasciatore negli Emirati Arabi Uniti visita la FLAB

In occasione delle imminenti festività natalizie, Sua Eccellenza l'Ambasciatore d'Italia negli Emirati Arabi Uniti, Nicola Lener, ha fatto visita al contingente italiano presso la Forward Logistic Air Base di Al Minhad, Unità di stanza presso gli Emirati Arabi Uniti.

a cura dello
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