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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID PPA, nuovi concetti  operativi e d’impiego

Con il varo del terzo PPA, il primo in variante Light Plus dopo i primi 2 in variante Light, il programma per i nuovi Pattugliatori Polivalenti d’Altura della Marina Militare è entrato nel vivo. Mai programma è stato così discusso e soggetto a critiche, sotto molti punti di vista, mosse tanto da una parte di addetti ai lavori, quanto da una parte dei nostri stessi lettori. Anzi, verrebbe da dire che le critiche più dure sono venute proprio da una buona fetta dei lettori di RID. Un “j’accuse” che ha chiamato in causa la natura un po' ibrida e indefinita delle navi -né fregate né pattugliatori -la RCS, non da unità combattente, lo scarso armamento missilistico sup-aria (una critica mossa pure alle FREMM ed al tradeoff tra posti letto e VLS) e l’inutilità della variante Light Plus. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, anche chi scrive è concorde nel ritenere la variante Light Plus sostanzialmente non necessaria tanto che l'auspicio è che questa nel corso del tempo, e qualora i fondi lo consentano, possa “crescere” in variante Full. Al resto delle critiche risponderemo punto a punto nel corso di questo articolo, ma per il momento, quando si parla di PPA, bisogna tenere in considerazione 2 aspetti fondamentali. Il primo è che i PPA sono navi concepite, “da progetto”, con grandi margini di crescita e con un’architettura Fitted for Level 1 (1). Ciò significa che da un punto di vista impiantistico e dei locali di bordo le navi possono essere trasformate e portate ad uno standard superiore mediante interventi che seguono una logica plug and play, ovvero minimi interventi. Il secondo aspetto è che i PPA sono navi con un notevole contenuto di innovazioni tecnologiche: dalla prua fendi-onda, che consente il raggiungimento di una velocità di 32 nodi, alla sensoristica avanzata, passando per la guerra elettronica ed il rivoluzionario cockpit navale inserito nella PLOC (Plancia Operativa di Combattimento) per la gestione e la condotta operativa della nave. Peraltro, buona parte di queste innovazioni hanno avuto un riverbero enorme anche in campo terrestre -si pensi alla radaristica -e in chiave export.

anteprima logo RID Cannoni Leonardo da 127 mm alla Marina Canadese

 

Grande vittoria italianana in Canada: sulle future unità tipo Canadian Surface Combatant (CSC), derivate dalle Type 26 britanniche, sarà installata la bocca da fuoco OTO 127/64 LW VULCANO, bocca da fuoco che può impiegare le munizioni guidate a gittata accresciuta VULCANO. Per ora l’azienda italiana, attraverso Leonardo Canada e LeonardoDRS, fornirà a Lockheed Martin Canada 4 cannoni, 3 dei quali verranno installati a bordo, mentre uno sarà collocato a terra per scopi addestrativi. Il programma per le fregate tipo CSC da quasi 8.000 t di dislocamento, prevede la realizzazione di 15 unità: è quindi naturale immaginare che questo ordinativo possa essere solo il primo di un programma più ampio. D’altronde in passato il Canada ha impiegato il precedente 127/54 mm COMPATTO realizzato sempre a La Spezia dall’allora Oto Melara (oggi Leonardo), oltre ad essere uno dei moltissimi utilizzatori del “best seller” mondiale 76/62 mm. Con questa importante vittoria l’OTO 127/64 LW VULCANO acquisisce il suo settimo cliente, dopo l’Italia, la Germania, la Spagna, l’Algeria, l’Egitto ed i Paesi Bassi. Ulteriori dettagli su RID 06/2021.

anteprima logo RID Quale sorte per il sottomarino indonesiano NANGGALA?

Da mercoledì mattina la Marina Indonesiana ha perduto i contatti col sottomarino KRI-402 NANGGALA, gemello del CAKRA, appartenenti al modello Type-209/1300, ordinati in Germania nel 1977 e costruiti nei cantieri Howaldtswerke (HDW, oggi parte di ThyssenKrupp Marine Systems) di Kiel nel 1977-1981. Il battello scomparso avrebbe anzi tra poco compiuto i 40 anni di vita operativa, essendo stato consegnato il 6 luglio 1981: non un record, per i solidi sottomarini della serie “209” (Grecia e Perù impiegano ancora la variante 209/1100 dei primi anni ’70), ma pur sempre un’età di tutto rispetto. Il NANGGALA era comunque stato sottoposto a periodici refit presso HDW sin dal 1989, e nel 2010-2012 ai lavori di ammodernamento in Corea del Sud, nell’ambito degli accordi che hanno portato a ordinare a Seul 6 battelli della variante sudcoreana del Type-209/1400 (classe CHANG BOGO), in consegna dal 2017. Nei piani degli ammiragli indonesiani (legati al programma interforze Minimum Essential Force-MEF 2008-2024) i 2 veterani battelli classe CAKRA, adeguatamente mantenuti, avrebbero dovuto restare in servizio ancora a lungo, relegati a compiti addestrativi. E proprio durante un’esercitazione comprendente il lancio di siluri (tipo AEG SUT-264, acquistati negli anni ’80) in corso al largo di Bali, sono state perse le comunicazioni col battello, poco dopo essere stato autorizzato a immergersi per procedere al lancio, nelle prime ore del mattino del 21 aprile. La Marina Indonesiana ha immediatamente inviato sul posto mezzi di soccorso, e sono state avvistate nella zona di mare sotto osservazione (profonda circa 700 m, almeno 3 volte i margini di sicurezza per un battello di 40 anni) chiazze di petrolio, ma nessun rottame o cadavere. Nemmeno sono state registrate esplosioni o rumori di schiacciamento, come accaduto 4 anni fa con lo sfortunato SAN JUAN argentino. Un portavoce del Ministero della Difesa indonesiano, confermando l’impiego di 6 navi e 1 elicottero, l’invio di mezzi da Singapore e Malaysia, e l’assistenza offerta da USA, Germania, Francia e Australia, ha sottolineato come i 53 uomini di equipaggio possano contare – ovviamente se ancora vivi, e col battello danneggiato ma con i sistemi di sostentamento efficienti – su un’autonomia d’aria di 72 ore. Margini ormai molto ristretti, per alimentare ottimismo.

anteprima logo RID Le armi leggere subacquee russe

L’Unione Sovietica prima e la Federazione Russa poi, hanno studiato e sviluppato con continuità un gran numero di armi leggere subacquee. Benché le dottrine di impiego delle Forze Speciali russe in acqua e, soprattutto, sott'acqua si siano evolute in modo analogo a quanto accaduto in Occidente, Mosca ha posto grande attenzione nello sviluppo di questa categoria di armi, un aspetto quest'ultimo unico e originale e che merita senza dubbio un approfondimento. Per capire come mai le realizzazioni sovietiche/russe nel campo delle armi subacquee siano molto più numerose rispetto a quelle occidentali (sostanzialmente limitate alla pistola H&K P-11) è necessario accennare brevemente a ciò che accadde al termine della Seconda Guerra Mondiale. Innanzi tutto, nel corso del suddetto conflitto, l’Unione Sovietica rimase impressionata dai risultati conseguiti dagli affondatori italiani della Decima Mas: anche i Sovietici utilizzarono sommozzatori da combattimento, ma in maniera molto più limitata (e in contesti tattici più che strategici) rispetto a quanto fatto dall’Italia. Come detto, nel dopoguerra, vi furono numerosi episodi che portarono la Russia ad investire nel campo degli “uomini rana”. Ne vogliamo ricordare alcuni, anche se, quasi certamente, furono molto più numerosi. Innanzi tutto, nel 1954, sulla spiaggia prospiciente un sanatorio frequentato dall’élite politica sovietica, vennero rinvenute impronte riconducibili a quelle di sommozzatori o incursori venuti dal mare: un episodio che provocò allarme tra i militari ed i politici e che accelerò la nascita di unità di “sommozzatori da combattimento”. L’anno dopo si verificò l’oscuro episodio dell’affondamento della corazzata NOVOROSSIJSK: la nave, che era in rada a Sebastopoli, colò a picco il 28 ottobre 1955 a causa di una violenta esplosione sottomarina. Ricordiamo che l'unità era l’ex corazzata italiana GIULIO CESARE, ceduta all’Unione Sovietica nel 1949 in conto danni di guerra. La versione ufficiale accreditò l’ipotesi di una mina tedesca (residuato bellico), esplosa accidentalmente sotto la chiglia. Teorie successive, parlarono invece di un sabotaggio effettuato da elementi della Decima MAS per vendicare l’onore dell’Italia; tale operazione, secondo altri, aveva avuto addirittura l’avvallo della NATO. Di certo, i militari sovietici nutrirono questi sinistri dubbi per molti anni. Nel 1956 vi fu poi il famoso “caso Crabb”, relativo a Lionel Crabb, un famoso sommozzatore della Royal Navy arruolato nell’MI6 al termine della Seconda Guerra Mondiale. La notte del 19 aprile 1956 Crabb scomparve durante un'ispezione subacquea della chiglia dell’incrociatore sovietico ORDZHONIKIDZE, ancorato nel porto britannico di Portsmouth durante una missione diplomatica. Pare che Crabb dovesse studiare le eliche della nave oppure installare un sistema di rilevamento. Quattordici mesi dopo, il suo corpo decapitato e senza mani emerse dal mare, dando inizio ad una infinita serie di speculazioni sulla reale identità di quel cadavere e sulla sua fine: un mistero che perdura ancora oggi. Naturalmente, i Russi negarono qualunque legame con la sua morte. Di certo, l’MI6 non era nuovo a questo tipo di “ispezioni” subacquee: nel 1955 lo stesso Lionel Crabb "ispezionò", insieme al collega Sydney Knowles, la chiglia dell’incrociatore russo SVERDLOV, scoprendo dei bow thruster (eliche di manovra) nello scafo, un sistema fino ad allora sconosciuto (e mai riscontrato in precedenza su altre navi dell'URSS).

anteprima logo RID La Marina Tedesca si rinnova

Nel corso della Surface Warship Conference 2021, organizzata in forma virtuale dagli specialisti di Defence IQ, la Marina Tedesca ha delineato buona parte dei propri progetti futuri. In particolare, il Contrammiraglio Christoph Muller-Meinhard, Direcor Materiel, Command and Control Directorate, coadiuvato dal Capitano di Fregata Volkrad Kaphengst, Senior System Engineer Integrate Project Teams, ha illustrato gran parte dei progetti di modernizzazione della Marina Tedesca, soffermandosi soprattutto sulle principali unità da combattimento di superficie ma accennando anche alle componenti subacquea e di supporto. Successivamente, sempre nell’ambito della Surface Warship Conference 2021, un’ulteriore presentazione, sempre a cura di Volkrad Kaphengst, ha approfondito le novità nell’ambito delle unità logistiche e di supporto. Ci pare quindi estremamente utile fare un resoconto di questi 2 interventi che “fotografano” piuttosto bene i progetti di rinnovamento della Deutsche Marine.

anteprima logo RID La Royal Navy punta a droni da portaerei

La Royal Navy sta intensificando gli sforzi per assicurare alle sue nuove portaerei capacità che vadano oltre l’F-35B ed ha lanciato un nuovo studio, il Project VIXEN (probabilmente un riferimento al caccia imbarcato SEA VIXEN degli anni 60’), per velivoli unmanned da impiegare in missioni di strike e rifornimento in volo. Un’altra missione d’interesse è la sorveglianza, magari anche l’allarme radar precoce per un futuro post-CROWSNEST (il sistema radar AEW integrato sugli elicotteri MERLIN HM2). Ovviamente si tratta ancora di un progetto nelle sue fasi embrionali, ma i Comandanti in capo di Royal Navy e RAF hanno congiuntamente dichiarato nel recente passato che imbarcare droni di grandi dimensioni sulle portaerei è qualcosa che vorrebbero realizzare nel giro di 5 anni. Il VIXEN si accompagna al progetto MOSQUITO della RAF, che vedrà un primo dimostratore di loyal wingman volare nel 2023 grazie ad un recente contratto da 30 milioni con Spirit Aero. Il MOSQUITO sarà un velivolo unmanned dotato di sensori ed armamenti e capace di affiancare caccia pilotati, e servirà come prototipo del LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft), il gregario che la RAF vuole acquisire per affiancare TYPHOON, F-35B e, in futuro, TEMPEST. Non è mai stato definitivamente ed univocamente chiarito se il LANCA sarà effettivamente imbarcabile sulle portaerei classe QUEEN ELIZABETH, nonostante si parli di affiancarlo all’F-35B nell’Air Wing. Essendo le portaerei configurate per velivoli a decollo corto e atterraggio verticale, per imbarcarsi su di esse il LANCA dovrebbe essere, come il VALKYRIE dell’Americana KRATOS, “indipendente dalle piste”, quindi lanciato con l’ausilio di razzi e recuperato con paracadute. Le anticipazioni in CGI del LANCA viste finora suggeriscono in effetti un velivolo privo di carrello, ma le informazioni concrete sono ancora scarse. Alternativamente, sulle navi andranno installati sistemi di supporto per lancio e atterraggio. Il project VIXEN suggerisce forse lo sviluppo di una variante imbarcata parallela, o addirittura di un velivolo separato e di più grandi dimensioni (il ruolo tanker per rifornimento in volo lo imporrebbe). Il 24 febbraio scorso la Royal Navy ha pubblicato una Request for Information relativa ad un sistema di lancio assistito capace di far decollare velivoli pesanti fino ad un massimo di circa 25 t e ad un sistema d’arresto per l’atterraggio per velivoli con una massa minima di 5 t e massima di oltre 21. L’installazione a bordo nave è desiderata già nel 2023, se possibile. Si tratta di requisiti molto ambiziosi, che si avvicinano a quelli tipici di catapulte e cavi d’arresto per portaerei convenzionali. Se si riuscisse a maturare un sistema con simili caratteristiche ma un’invasività a bordo nave ridotta, il risultato sarebbe rivoluzionario. Risultati promettenti erano stati raggiunti negli anni scorsi con i prototipi EMKIT ed EMCAT, catapulte elettromagnetiche sviluppate nel Regno Unito da Converteam, poi acquisita da General Electric per diventare GE Power Conversion.

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