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anteprima logo RID F-35B, Londra rimanda tutto

Il tanto atteso Defence Command Paper, primo di quella che promette di essere una serie di documenti che dovranno aggiungere dettaglio alla direzioni di massima dell’Integrated Review britannica, è stato rivelato nel pomeriggio del 22 marzo. Un documento, però, avaro di dettagli. Difatti, un aggiornamento sulla struttura dell’Esercito seguirà in estate, mentre dettagli del programma navale saranno rivelati nei prossimi mesi e per il settore spaziale ci sarà un documento apposito che dettaglierà i programmi sia civili sia militari. Nessun taglio è stato ufficializzato per gli F-35B, con al contrario una conferma che le acquisizioni continueranno oltre gli attuali 48 (in servizio entro il 2025) già ordinati. Nono sono specificati, però, numeri, anche se i piani originari di acquisizione di 138 aerei sembrano ormai sfumati. La RAF ritirerà inoltre entro il 2025 i rimanenti 24 TYPHOON Tranche 1, ma non ci sarà impatto sul numero di Squadron, che rimarranno 7, e sacrificherà i 14 C-130J rimanenti entro il 2023, mentre gli AWACS E3D SENTRY lasceranno il servizio già quest’anno e saranno solo 3, e non 5, gli E-7A WEDGETAIL di rimpiazzo. Due miliardi in 4 anni, invece, saranno spesi sul TEMPEST e sul Loyal Wingman LANCA. Attorno al 2025 dovrà essere rimpiazzata anche la flotta di 23 elicotteri PUMA HC2 con un nuovo elicottero medio (l’AW-149 è il candidato piu accreditato). Confermato il progetto CHINOOK CapabilIty Sustainment Programme che vedrà l’acquisto di un numero imprecisato di MH-47 Block II che rimpiazzeranno gli esemplari più anziani. Venendo al British Army, gli organici verranno ridotti a 72.500 regolari addestrati per il 2025 e saranno aggiornati solo 148 carri CHALLENGER 2. Confermata la cancellazione del WARRIOR Capability Sustainment Programme, ed il veicolo sarà rimpiazzato dall’8x8 BOXER nel 2025. 250 milioni saranno investiti per acquisire munizioni a lungo raggio per i GMLRS, possibilmente i nuovi Precision Strike Missiles americani, mentre 800 milioni serviranno a rimpiazzare gli obici AS90 con una nuova Mobile Fires Platforms. La Royal Navy esce bene dalla Review, pur se non illesa. Dovrà infatti pensionare anticipatamente 2 fregate Type 23 General Purpose: La HMS MONMOUTH, di fatto già ferma da lungo tempo in attesa in una modernizzazione ed estensione della vita oeprativa, e la HMS MONTROSE, che abbandonerà il servizio attivo al suo ritorno dal suo dispiegamento multi-annuale in Bahrain, tutt’ora in corso. Entro fine decade per la Royal Navy si prospetta comunque una crescita nella linea scorta. Nel 2030 dovranno essere “almeno 20” le fregate e i caccia in servizio attivo, e 24 entro indicativamente il 2035, rispetto alle 19 unità pre-Review. Questo sarà possibile grazie alla conferma dell’acquisizione di 8 Type 26, 5 Type 31 e 5 Type 32 che seguiranno. Entro la fine della decade andranno anche ritirati i 13 cacciamine delle classi SANDOWN e HUNT. Entro quest’anno i Royal Marines schiereranno un primo Littoral Response Group nel Mare del Nord, focalizzato sul “Fianco Nord”, una missione tutto sommato tradizionale, ma nel 2023 si formerà un secondo gruppo per le operazioni nell’Indo Pacifico, probabilmente forward based nella nuova base in Oman. Entro il 2024, invece, sarà immessa in servizio una nuova Multi Role Oceanic Surveillance Ship equipaggiata con droni e capacità di ricerca a grandi profondità, per la sicurezza dei cavi sottomarini per telecomunicazioni. Nel documento si menzionano anche i per lo sviluppo del futuro SSN che seguirà gli ASTUTE, e per il progetto Type 83 per il rimpiazzo dei caccia AAW classe Type 45. Confermati i piani per l’acquisizione di un nuovo missile anti-nave ad interim per succedere all’HARPOON, e a più lungo termine i piani per dotare la flotta di superficie di “missili Land Attack e supersonici”. In campo spaziale, già l’anno prossimo inizierà la formazione di una costellazione nazionale di satelliti per intelligence e sorveglianza: il documento non offre ulteriori dettagli, ma nel 2022 è per l’appunto atteso il completamento sia dei primi satelliti OBERON (per sorveglianza radar ed ESM) sia dei primi ARTEMIS (ricognizione ottica e full motion video). Sempre nel 2022 è atteso il primo lancio di satelliti direttamente dal suolo britannico.

anteprima logo RID Firmato il contratto per il SAMP-T NG

Il consorzio EUROSAM, formato da MBDA e Thales, ha firmato con OCCAR il contratto per lo sviluppo del nuovo sistema antiaereo ed antimissile SAMP-T NG che rimpiazzerà il SAMP-T attualmente in servizio con Esercito Italiano ed Aeronautica Francese. Il contratto comprende anche la qualifica del nuovo intercettore ASTER 30 B1 NT. Oltre a quest’ultima componente, il SAMP-T NG comprende anche un TOC (Tactical Operating Center) ed un lanciatore aggiornati, ed un nuovo radar che per l’EI sarà il Leonardo KRNOS GRAND MOBILE HIGH POWER e per l’Aeronautica Francese il Thales GF-300. Dettagli e approfondimenti su RID 5/21.

anteprima logo RID Nuovi concetti d'impiego per i PPA-L

Con il varo del terzo PPA, il primo in variante Light Plus dopo i primi 2 in variante Light, il programma per i nuovi Pattugliatori Polivalenti d’Altura della Marina Militare è entrato nel vivo. Con il mutamento degli scenari, il proliferare delle bolle A2/AD e, più in generale, dei contesti a più alto contrasto militare è quanto mai necessario ripensare e rimodulare i concetti operativi e d’impiego dei PPA, in particolare dei PPA-L. Questi ultimi sono unità dotate esclusivamente di armamento artiglieresco – cannone da 76 mm SOVRAPONTE e cannone da 127 mm LW VULCANO – e sono concepiti per compiti di sicurezza marittima, polizia di alto mare e per operazioni di risposta a disastri o calamità naturali. Tuttavia, in virtù della loro polivalenza e grazie alle aree modulari in coperta a centro nave e a poppa sotto il ponte di volo, i PPA-L potrebbero essere facilmente riconfigurati anche per operare in contesti più complessi ed a più alta densità di minaccia. Prima di tutto, si potrebbe pensare all’installazione di un sistema sup-aria a corto-medio raggio come l’ALBATROS-NG, che ne garantirebbe la protezione a costi relativamente bassi. Peraltro il sistema può contare pure su una semplicità e flessibilità installativa notevole, a tutto vantaggio della salvaguardia degli spazi a bordo nave. L’area modulare in coperta a centro nave, invece, potrebbe essere utilizzata per ospitare soluzioni shelterizzate per missili antinave leggeri come il MARTE ER oppure rampe per il lancio di loitering munitions o remote carrier. Questi sistemi potrebbe essere equipaggiati tanto con testate, per farli operare in modalità suicida, oppure con sensori ISR ed EW o, ancora, potrebbero semplicemente operare come esche per confondere i radar avversari. Per quanto riguarda l’area modulare poppiera, questa potrebbe essere configurata per il lancio di RHIB per incursori o di USV equipaggiati con moduli ASW, AsuW, EW, ecc. Da questo punto di vista, dunque, il PPA-L potrebbe essere impiegato anche come nave madre per il coordinamento di assetti non pilotati e di attacchi a sciame. Ma le combinazioni, proprio grazie alla flessibilità dei PPA, sono veramente tante. Di tutto questo parleremo in maniera più approfondita su RID 5/21.

anteprima logo RID L’AM guarda al SAMP-T NG

Come si apprende dall’audizione parlamentare dell'Amministratore Delegato di MBDA Italia, Lorenzo Mariani, l’Aeronautica Militare sa guardando con grande interesse al sistema sup-aria antiaereo ed antimissile SAMP-T NG (New Generation). L’AM ha infatti un gap nel settore della capacità antiaeree basate a terra vista da un alto l’esigenza di rimpiazzare le batterie SPADA, giunte alla fine della loro vita operativa, e dall’altro l’esigenza di acquisire un sistema con capacità ABM dopo la conclusione del programma in collaborazione con USA e Germania, MEADS. Nel primo caso, l’AM ha già selezionato il sistema a corto-medio raggio MBDA EMADS, basato sull’intercettore CAMM-ER, di cui rappresenterà il cliente di lancio. Nel secondo caso, appunto, l’AM ha deciso di puntare sul SAMP-T NG con colloqui a quanto sembra già in corso con MBDA. Il SAMP-T NG rappresenta l’evoluzione dell’attuale SAMP-T, in servizio con EI e Aeronautica Francese, ed è basato sul nuovo missile intercettore ASTER 30 B1NT, con capacità d’ingaggio anche di missili balistici a medio raggio, categoria NODONG/SHAHAAB-3, e sul nuovo radar Leonardo KRONOS GRAND MOBILE HIGH POWER (nella configurazione italiana, mentre in quella francese ci sarà il Thales GF-300). Approfondimenti su RID 5/21.

anteprima logo RID Su-34 per l’Algeria, ci siamo?

Negli ultimi giorni, diverse voci provenienti da Francia e Russia hanno riproposto l’imminente acquisto di 14 cacciabombardieri russi Su-34 FULLBACK da parte dell’Algeria. Gli aerei verrebbero consegnati entro il 2023, in 3 lotti, il primo dei quali costituito da 6 Su-34. Questi ultimi dovrebbero essere pronti entro la fine del 2021 – quindi, teoricamente, già in produzione - ed utilizzati in Russia, a partire dai primi mesi del 2022, per la formazione degli istruttori e del personale manutentivo. La presunta acquisizione, riproposta abitualmente negli ultimi 6 anni, farebbe del Paese maghrebino il primo acquirente estero dei FULLBACK. È vero che da anni – in particolare dal 2016, in seguito agli ottimi risultati ottenuti dai Su-34 nel teatro siriano – Algeri valuta il loro l’acquisto come naturali e, soprattutto, necessari sostituti dei 35 Su-24 FENCER ancora in servizio. Tali aerei rappresentano attualmente la principale piattaforma d’attacco dell’Aeronautica Algerina ma, nonostante i vari aggiornamenti anche recenti, come quello che li ha portati allo standard M2, iniziano a risentire del peso degli anni. Tuttavia, nonostante negoziati durati anni, l’acquisizione non si è mai concretizzata, soprattutto per il rifiuto algerino di accettare velivoli depotenziati nell’avionica rispetto a quelli utilizzati dai Russi. Il presunto accordo, infatti, sarebbe stato siglato sulla base di una variante “simil-standard” del FULLBACK, denominata Su-34ME, che differirebbe dalla versione russa nei sistemi di identificazione IFF e di comunicazione/trasmissione dati. Lo stesso accordo, ancora non ufficialmente confermato, parla di un’opzione per ulteriori 28 aerei necessari per la costituzione di 3 squadroni d’attacco completi, attualmente basati sui FENCER.

anteprima logo RID Global Britain, ecco la Integrated Review

Il Governo di Sua Maestà ha finalmente pubblicato la tanto attesa Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy, intitolata “Global Britain in a Competitive Age”. Come già ampiamente annunciato dal Primo Ministro Boris Johnson ed evidenziato già dal suo titolo, si tratta di un documento programmatico che va bene al di là del solo comparto Difesa, delineando in chiave molto più ampia le politiche e le strategie per la sicurezza e la prosperità del Regno Unito. Questa strategia centralizzata multi-dipartimentale sarà la stella polare per la politica estera di Londra, oltre che per gli investimenti interni nei campi strategici di ricerca e sviluppo, sicurezza energetica, obiettivo emissioni zero e commercio. Lo shock della pandemia ha portato ad una rinnovata enfasi sulle capacità nazionali di resilienza di fronte alle crisi. Verrà compilato un piano inter-ministeriale apposito, la Comprehensive National Resilience Strategy, e di fronte al perdurante rischio di nuove minacce virali e biologiche si preparano nuovi investimenti per “fortificare” i confini e potenziare il nuovo Vaccines Manufacturing & Innovation Centre in costruzione nell’Oxfordshire. Il Regno Unito punta inoltre a rafforzare la sua leadership nella ricerca, dedicandovi il 2,7% del Prodotto Interno Lordo entro il 2027. La National Cyber Force verrà ulteriormente potenziata mentre un’area prioritaria per lo sviluppo di capacità nazionali sarà anche lo Spazio. La tanto attesa National Space Strategy sarà pubblicata nei prossimi mesi in vista del lancio dei primi satelliti in orbita direttamente dal suolo britannico a partire dal 2022. La Russia viene indicata nuovamente come la più immediata e grave minaccia statale, e contestualmente Londra riafferma l’intenzione di essere un Leader in ambito NATO. La novità è però l’individuazione della Cina come il vero concorrente con cui fare i conti, ed in generale dell’Asia-Pacifico come “centro della scena” entro il 2030. Per questo il Regno Unito tornerà ad impegnarsi stabilmente “ad Est di Suez”, non solo a livello militare, poiché Londra è in trattativa per unirsi pure al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP). In campo militare, Londra, un po' a sorpresa, si riserva di incrementare il proprio stock di testate nucleari. Nel 2010 il Paese aveva annunciato di ridurre da 225 a “non più di 180” il numero di testate, di cui 120 operative ma con mai più di 40 effettivamente dispiegate su un massimo di 8 missili TRIDENT per ciascuno dei suoi SSBN. Ora il limite è rivisto a 260 testate e Londra non osserverà né pubblicherà più le precedenti limitazioni sul numero di missili imbarcati e relative testate, in favore di una politica di ambiguità strategica. Per quanto riguarda le Forze Armate, Londra ha già annunciato che nei prossimi 4 anni la spesa aumenterà complessivamente di 24 miliardi di sterline. La spesa in ricerca e sviluppo sarà di almeno 6,6 miliardi, e la Review individua come prioritari spazio, cyber, tecnologie quantistiche, ingegneria biologica, armi ad energia diretta e “missili avanzati ad alta velocità”. Il riferimento all’alta velocità, dobbiamo assumere, indica sviluppo di armi ipersoniche. Il Regno Unito finora è stato relativamente poco attivo in questo campo, almeno pubblicamente, ma nel 2020 è emersa l’esistenza di un programma di ricerca congiunto con gli Stati Uniti, il TRESHER (Tactical High-Speed, Responsive and Highly Efficient Round), mentre il Rapid Capability Office della Royal Air Force ha “sfidato” l’industria a presentare un primo sistema d’arma ipersonico entro 5 anni. Nonostante il grande aumento della spesa, le aree in cui nuovi e urgenti investimenti sono richiesti sono così tante, e il budget esistente già sotto tanta pressione che ci si attendono sacrifici eclatanti fra le piattaforme già in servizio e alcuni programmi d’acquisizione già in corso. Sulla stampa britannica sono uscite indiscrezioni che includono il ritiro anticipato degli IFV WARRIOR e la cancellazione del relativo programma d’upgrade; il ritiro anticipato dei C-130J e degli elicotteri PUMA; la dismissione dei rimanenti caccia TYPHOON della Tranche 1; un ridimensionamento dell’ordine per i nuovi AWACS tipo E-7 WEDGETAIL e il possibile pensionamento anticipato di almeno 2 fregate Type 23 e della flottiglia di cacciamine. Si è anche parlato di troncare il programma F-35 al 48mo esemplare, ma la Review come pubblicata non annuncia nessuno di questi tagli, ribadendo invece che “almeno” 48 F-35B saranno disponibili entro il 2025. Quello che la Review ribadisce è che le Forze Armate saranno chiamate ad essere maggiormente presenti, in modo continuativo, in varie regioni del mondo. Saranno potenziate a tal fine le principali basi d’appoggio, con particolare enfasi su Cipro, Gibilterra, Kenya, Oman e Singapore. La Royal Navy avrà un ruolo di primo piano in questa nuova strategia e anche nella protezione delle infrastrutture marittime chiave, a cominciare dai cruciali cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Una nuova Multi Role Ocean Surveillance Ship contribuirà a questa missione e al contrasto ai sottomarini russi nel Nord Atlantico. In Parlamento, Boris Johnson ha promesso che per la fine della decade la Marina potrà contare su 24 unità di superficie maggiori rispetto alle attuali 19 fregate e caccia. In tutti i settori si preannunciano nuove strategie di Procurement che favoriscano lo sviluppo delle capacità industriali nazionali. In campo navale, il Segretario di Stato alla Difesa Wallace ha annunciato un piano di costruzioni a 30 anni che riguarderà tutte le unità di proprietà dello Stato di dimensioni superiori alle 150 t, per favorire piani e investimenti a lungo termine. Per avere ulteriori informazioni sui programmi specifici delle Forze Armate bisogna attendere il 22 marzo quando sarà pubblicato il Defence Command Paper.

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