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anteprima logo RID Il carro britannico CHALLENGER 3

Il 22 marzo scorso, il British Army ha potuto annunciare la firma del contratto per la modernizzazione dei propri CHALLENGER 2. Il costoso e profondo upgrade porterà, di fatto, ad un carro profondamente diverso dall’attuale, molto più performante e finalmente scevro dell’unicità del suo munizionamento, che è sempre stato un unicum in ambito NATO, con tutte le conseguenze che questo ha comportato. Il percorso che ha portato a questo intervento di aggiornamento è stato piuttosto tortuoso. La storia dei programmi del British Army per nuovi veicoli corazzati negli ultimi 20-30 anni è complessa e dolorosa ed ha avuto ripercussioni devastanti sia sull’Esercito medesimo, sia sull’industria nazionale del settore, che è stata prima uccisa e ora, forse, avviata verso una resurrezione. Nei mesi scorsi c’è stata tanta incertezza con ripetuti articoli sulla stampa britannica che adombravano un ritiro anticipato e completo dei CHALLENGER del British Army. Alla fine il Segretario di Stato alla Difesa è intervenuto per ribadire che i carri sarebbero rimasti. In effetti, il CHALLENGER 2 esce dall’Integrated Review abbastanza bene. La riduzione nel numero dei reggimenti, da 3 a 2, era già da tempo parte dei piani del British Army, come discusso nei mesi scorsi su queste pagine (vedi RID 12, 2020), visto che il Reggimento KING’S ROYAL HUSSARS è avviato alla conversione sul nuovo cingolato da ricognizione AJAX. Quindi, se nel 2010 si era deciso di mantenere 227 carri, ora si scenderà a 148, a cui si aggiungeranno 32 carri per l’addestramento dei conduttori. L’aggiornamento che questi veicoli riceveranno, tuttavia, è molto più radicale e decisivo di quello originariamente programmato. Il carro risultante sarà in larga misura nuovo, tanto che si è ufficialmente deciso di designarlo CHALLENGER 3.

anteprima logo RID Nel DPP 7 progetti “Flagship”

E’ stato approvato il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2021-2023, un documento che illustra le previsioni di spesa per il triennio di riferimento e il piano di sviluppo complessivo dello Strumento militare. Molte le novità contenute in tale documento. Tra le più significative si segnalano 7 programmi denominati “Flagship” ed elencati per primi nella lunga lista di progetti del DPP. Molti di essi sono grandi progetti spesso inseriti nell’ambito di iniziative di cooperazione internazionale (anche se, a onor del vero, gli stanziamenti sono comunque piuttosto risicati, almeno in questo primo tirennio). Il primo è (ovviamente) quello per il velivolo di 6a Generazione TEMPEST (si veda la notizia dedicata). Vi sono poi l’acquisizione di capacità per la condivisione dati basata sul concetto di Cloud della Difesa (4,7 milioni nel 2021, 5 nel 2022 e 1 nel 2023 e 9 nel 2024/26) e lo sviluppo e l’acquisizione del Veicolo Blindato Anfibio (VBA) su base 8x8 Iveco DV SUPERAV/ACV adottato dall’USMC (1 milione stanziato nel 2021, 1 nel 2022 e 3 nel 2023, mentre 22 nel 2024/26). Due progetti riguardano i missili superficie-aria della famiglia ASTER di MBDA. Il primo è relativo all’ammodernamento, rinnovamento e potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica: si tratta dei SAMP/T dell’EI (nelle foto) da portare allo standard SAMP/T NG (6 batterie, anche la 6a, attualmente in configurazione ridotta per scopi addestrativi, verrà completata) e dell’acquisizione di 5 batterie di SAMP/T NG per l’Aeronautica Militare (come anticipato ad aprile). Il secondo riguarda invece l’acquisizione di radar per aggiornare i sistemi FSAF/PAAMS della MM e SAMP/T dell’EI (il SAMP/T NG dell’EI sopracitato). Nel 2021 alla capacità nazionale di difesa aerea e missilistica (SAMP/T NG dell’EI e dell’AM) vanno 57,97 milioni, 109 nel 2022 e 140 nel 2023 (e 380,8 nel 2024/26). Per i radar dei sistemi FSAF/PAAMS della MM e SAMP/T dell’EI, invece, sono previsti 34,32 milioni nel 2021, 70 nel 2022 e nel 2023 (e 76,05 nel 2024/26). Per quanto riguarda questo secondo programma, sui radar dell’EI e della MM ci sono alcuni punti oscuri. Nel caso dell’EI il sensore in questione è il Leonardo KRONOS GRAND MOBILE HIGH POWER (la più recente evoluzione del sensore multifunzionale AESA in banda C a faccia singola rotante di Leonardo) destinato ai SAMP/T NG (dotati di missili ASTER B1NT). Meno chiara è invece la situazione della MM, poiché la scheda del DPP resta piuttosto ambigua. Si parla di radar per FSAF/PAAMS, quindi dovrebbe trattarsi dei sensori destinati ai 2 caccia ORIZZONTE (uniche unità della MM dotate del sistema PAAMS): viste le cifre complessive in gioco (502,14 milioni per la MM e 200 milioni perl’EI) potrebbe trattarsi della sostituzione sia dei 2 EMPAR con la nuova versione “potenziata” (equivalente navale proprio del KRONOS GRAND MOBILE HIGH POWER dell’EI) sia del rimpiazzo dei 2 Long Range Radar tipo S-1850L con il KRONOS POWERSHIELD (attualmente destinato alla sola LHD TRIESTE). Infine, tornando ai 7 progetti “Flagship”, l’acquisizione di nuovi Cacciatorpediniere DDX della MM (2 milioni nel 2021, 2,5 nel 2022, 2 nel 2023 e 388 nel 2024/26) e la partecipazione dell’Italia a un programma di sviluppo e acquisizione del un nuovo Veicolo Cingolato da Combattimento per la fanteria (programma AICS, vedi la notizia di ieri) completano questa breve disamina. Ulteriori dettagli su RID 10/21.

anteprima logo RID Nel DPP i finanziamenti per il TEMPEST

E’ stato approvato il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2021-2023, un documento che illustra le previsioni di spesa per il triennio di riferimento e il piano di sviluppo complessivo dello Strumento militare. Molte le novità contenute nel documento. Tra le più significative si segnala il primo finanziamento per il velivolo di 6a Generazione TEMPEST, che riceve uno stanziamento iniziale di 20 milioni di euro. Il progetto, che riguarda lo sviluppo non solo di un caccia, ma di un “Combat Air System”, vede l’Italia lavorare insieme al Regno Unito e alla Svezia. Nella scheda di programma è indicato un primo finanziamento di 60 milioni nel presente triennio (20 milioni all’anno nel 2021, 2022 e 2023), seguiti da 90 milioni nel successivo triennio (2024-2026). Il finanziamento complessivo per la fase di Ricerca e Sviluppo da parte del nostro Paese è indicato in 2 miliardi di euro in 15 anni. Ulteriori dettagli su RID 10/21.

anteprima logo RID Krauss-Maffei Wegmann: LEOPARD 2 ma non solo

Pronunciando la sigla KMW si pensa immediatamente al LEOPARD 2, il carro da combattimento (MBT) europeo più famoso e diffuso. Nato per contrastare i carri sovietici nel periodo della Guerra Fredda, il LEOPARD 2 è ancora il carro occidentale “di riferimento” ed è oggetto di svariati programmi di aggiornamento. KMW non è però solo MBT e, anzi, il gruppo con sede principale a Monaco di Baviera continua ad ampliare le sue competenze (vedi box). Una visita dalle parti di Krauss-Maffei Straße, l’azienda ha sede nell’omonima via, ha permesso all’inviato di RID di fare il punto sulla situazione, approfondendo anche alcuni temi che a Monaco considerano potenzialmente interessanti per il mercato italiano. La prima tematica di interesse per il nostro Paese è certamente quella relativa ad un nuovo veicolo da combattimento per la fanteria. Non che sia stato possibile avere dettagli tecnici precisi, ma certo è che nel corso di questo incontro KMW ha parlato pubblicamente di questo progetto: si è trattato, a quanto ci risulta, della prima volta in assoluto. Considerando che nei prossimi anni molte Forze Armate, e fra queste, appunto, pure l’Esercito Italiano, hanno la necessità di rinnovare la loro flotta di veicoli cingolati da combattimento della fanteria, KMW, forte della propria esperienza nel settore, (fa parte del consorzio PSM che ha sviluppato e prodotto il PUMA per l’Esercito Tedesco), ha deciso di affrontare un mercato finora inesplorato. Il progetto è ancora circondato da un grande riserbo: KMW vuole infatti trovare partner internazionali da coinvolgere fin dall’inizio, in modo, da un lato, di rispondere ai requisiti locali e, dall’altro, far risultare il prodotto appetibile anche sotto l’aspetto del coinvolgimento industriale. Nel corso dei colloqui avuti con diversi responsabili è emerso che KMW mira ad una modularità ancor più spinta rispetto a quella del BOXER - altro prodotto di KMW poiché l’azienda fa parte (con il 36%) del consorzio ARTEC insieme a Rheinmetall (64%) - veicolo blindato 8x8 il cui scafo è in grado di accettare moduli di missione di vario tipo che possono essere scambiati in tempi molto brevi grazie al sistema d’accoppiamento con la piattaforma. Nel dicembre scorso KMW ha partecipato alla giornata industriale organizzata dall’Esercito Italiano avente come tema “Un sistema di combattimento corazzato per la fanteria di nuova generazione,” nel quale lo Stato Maggiore Esercito ha delineato i propri requisiti, fra i quali la modularità è risultata essere un elemento chiave e discriminante in vista dell’acquisizione di una famiglia di veicoli destinati non solo all’Arma base, nelle versioni combattimento, posto comando, controcarro, portamortaio, ambulanza e recupero, ma anche ai reparti dei supporti delle brigate pesanti, nelle versioni genio, SHORAD (SHOrt RAnge Air Defence) e portamunizioni. Un’altra nazione che potrebbe lanciare un programma d’acquisizione di un nuovo IFV è la Spagna, anche se questo dovrebbe concretizzarsi in tempi più lunghi rispetto a quello italiano considerando che il PIZARRO è molto più recente del DARDO. Ovviamente non appena qualche dato in più sarà disponibile i lettori di RID saranno tempestivamente informati.

anteprima logo RID Il nuovo “Muro dei 10.000 Li”

Il mondo militare viene spesso visto, e non del tutto a torto, come caratterizzato da una mentalità sostanzialmente statica e perciò lento ad accettare cambiamenti davvero significativi. Importanti progressi tecnologici che aprono la via a nuovi concetti operativi o addirittura a nuove dottrine strategiche, o in senso contrario pesanti necessità operative o strategiche che “forzano” i necessari sviluppi tecnologici, richiedono molti anni per arrivare a maturazione - in forte contrasto con la straordinaria facilità e rapidità con cui nuovi prodotti e nuovi bisogni più o meno artificiali si impongono nel modo civile. Ciò però non significa che cambiamenti di grande portata, in grado di influenzare tutto il modo di condurre dei conflitti, non avvengano davvero. Se le 2 più importanti novitá di questo genere, nel corso degli ultimi decenni, sono senza dubbio state la bassa osservabilità (“stealth”) e il munizionamento di precisione, più di recente se ne è affacciata un’altra, ad opera soprattutto della Cina e della Russia: le cosiddette “bolle A2AD” (Anti Access/Area Denial, anti-accesso/interdizione di area). Un’importante precisazione semantica preliminare: i concetti e i termini di “bolla” e “A2/AD” sono esclusivamente di origine americana, e le letterature militari cinese e russa non fanno alcun uso di queste espressioni o altre analoghe. Ciò non impedisce, ovviamente, che le relative dottrine operative e strategiche vengano attentamente studiate e messe in pratica.

anteprima logo RID AICS, dopo la partenza a razzo rallenta il programma per il nuovo IFV dell’EI

E’ proprio il caso di dirlo, dopo una partenza a razzo – con la manifestazione di interesse dell'Esercito lanciata a dicembre, dopo neanche 3 settimana dall’uscita di un DPP dove non c’era traccia del programma – il programma AICS (Armored Infantry Combat System) ha subito un (salutare) rallentamento. Lo conferma una bozza di scheda di programma del DPP 2021 in uscita, di cui siamo venuti in possesso. Ebbene, secondo la scheda, la copertura finanziaria per l’AICS partirà dal 2022, con un solo milione di euro. Un milione anche per il 2023, mentre per il triennio 2024-2026 sono stati allocati 90 milioni. Un ammontare (forse) appena sufficiente per qualche prototipo. Ricordiamo che lo scorso dicembre, l’EI aveva manifestato la sua volontà di disporre dei primi veicoli operativi già nel 2025, evidentemente puntando su un'acquisizione off the shelf. Già allora fummo facile profeti nel sottolineare che si trattava di un’ipotesi poco realistica; adesso la scheda non fa altro che confermarlo. Per il resto, al momento per il programma vengono stanziati fino al 2035 2,141 miliardi di euro, su un costo complessivo quantificato in 6,6 miliardi, considerata la necessità di rimpiazzare tanto i DARDO quanto VCC e M113, con un’esigenza espressa dallo stesso EI in 679 mezzi. L’altro aspetto interessante è che nella scheda si parla di 8 varianti: combat, posto comando, portamortaio, portaferiti, contraerei, controcarro, genio e portamunizioni. Nessun accenno, invece, a varianti tipo carro leggero, ISTAR, porta loitering munitions e, sopratutto, nessun accenno a varianti non pilotate o a pilotaggio opzionale. Insomma, un programma molto tradizionale da questo punto di vista che, auspichiamo, possa essere un po' ristrutturato in corsa; basti pensare a cosa è accaduto nel Nagorno Karabah ed all’importanza che le loitering munitions stanno assumendo sui moderni campi di battaglia, lotta controcarro compresa. Per quanto riguarda gli aspetti industriali, dopo l’infatuazione dell’EI per il LYNX di Rheimentall, che sembra passata – tenendo anche conto che l’Italia non è propriamente l’Ungheria… - i giochi sono aperti. Ulteriori dettagli su RID 10/21.

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