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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID MBDA: nuovi missili per il TEMPEST

Nel corso del salone londinese di DSEI, MBDA ha fornito un primo aggiornamento su quanto fatto nell’ambito del team TEMPEST, responsabile per lo sviluppo del futuro caccia britannico-svedese – e, a questo punto, presumibilmente anche italiano - così come di tutti i sistemi e gli effettori connessi. In particolare, l’azienda sta studiando un nuovo sistema di protezione hard kill, basato su un micro-missile intercettore, utilizzabile anche per l’attacco di obbiettivi al suolo, una variante con testa EW (Electronic Warfare) del missile aria-superficie SPEAR ed una paio di missili per il deep strike (uno subsonico ed uno supersonico). A ciò bisogna aggiungere un nuovo missile aria-aria a corto raggio, montabile su un altrettanto nuovo pilone binato.

anteprima logo RID Difesa: le priorità per il nuovo Governo

A giuramento del Conte Bis avvenuto, e con un nuovo Ministro della Difesa – a proposito, un sincero augurio di buon lavoro all’On. Lorenzo Guerini – è utile adesso fare qualche riflessione sulle priorità in tema di Difesa. La prima di questa, la decisione circa la partecipazione ad uno dei 2 progetti di caccia europeo, sembra essere stata soddisfatta. Come infatti anticipato dalla “Stampa” e da RID, il dossier con l’adesione al TEMPEST era chiuso e pronto ad andare in firma l’11 settembre al salone DSEI di Londra. Adesso bisognerà vedere se i tempi della fiducia e dell'insediamento della nuova Amministrazione consentiranno di chiudere la questione la prossima settimana o se la firma invece slitterà più avanti. La seconda priorità riguarda invece l’F-35, e gli impegni, ancora non presi, per l'acquisizione dei velivoli successivi al lotto n.14. Anche in questo caso bisogna decidere, in fretta, altrimenti il programma subirebbe un ulteriore ritardo. Al momento l’Italia ha ordinato come noto 28 aerei. Un’altra urgenza ha che fare con il completamento del sistema G2G italiano, in particolare riguardo alla modifica del Codice dell'Ordinamento Militare, all’Art.537 Ter, per consentire alla Difesa di condurre pure attività “contrattuale” apponendo la propria firma su un’offerta e/o un contratto per la fornitura di beni e servizi militari dell’industria nazionale ad un Passe estero. Questa riforma consentirebbe finalmente anche all’Italia di mettersi sullo stesso piano degli altri grandi attori internazionali e rafforzerebbe notevolmente il nostro export militare. A questi temi bisogna poi aggiungere: il completamento della stesura della strategia di sicurezza nazionale, a livello Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla quale poi dovrebbe discendere la strategia di difesa nazionale, ma pure la necessità di rimettere mano alla Riforma Di Paola – pessimamente attuata, c’è da dire, come purtroppo avevamo previsto – visto quanto emerso palesemente anche dalle recenti audizioni dei Capi di Stato Maggiore. Infine, bisognerebbe veramente iniziare a pensare alla creazione di una Riserva per le Forze Armate vera ed operativa, e ad una legge pluriennale sugli investimenti per dare certezza al procurement ed alla pianificazione da parte delle aziende. Insomma, alcuni punti che auspichiamo siano affrontati dal nuovo Governo entro la fine di questa legislatura.

anteprima logo RID Gli USA testano il TOMAHAWK da terra

Come programmato già da alcuni mesi, gli Stati Uniti hanno effettuato il primo test di un missile da crociera TACTICAL TOMAHAWK IV da terra. Il lancio è stato effettuato il 18 agosto, a Trattato INF definitivamente abbandonato, dall’Isola di San Nicolas, in California. Dal video rilasciato dal Pentagono sembra che il lanciatore sia una sorta di derivato del MK41 di impiego navale: all’apparenza, si tratta di una frazione di modulo standard, probabilmente a 2 celle invece di 8, con un diverso impianto di scarico dei fumi. Il modulo è posto sopra un semirimorchio, ma l’intera installazione sembra ancora particolarmente rudimentale. Il test è destinato a fornire informazioni utili allo sviluppo di nuovi missili da crociera lanciabili da terra, con gittate superiori ai 500 Km. L’US Army ha già richiesto fondi per lo sviluppo di un missile convenzionale con gittata “strategica” nel budget 2020, anche se la Commissione Difesa della Camera, a maggioranza democratica, sta cercando di cancellare quello stanziamento. Il nuovo Segretario alla Difesa, Mark Esper, ha nel frattempo espresso la sua convinzione che nuovi missili di questo tipo debbano essere dispiegati, ma non in Europa quanto piuttosto in Asia. Difatti, nonostante lo sviluppo russo del missile SSC-8 SCREWDRIVER (9M729 per i russi) sia la causa scatenante del ritiro americano dal Trattato INF, la vera priorità per Washington è controbilanciare il crescente numero di missili balistici e cruise a lungo raggio impiegati dalla Cina per dare sostanza alle bolle “Anti-Access Area Denial” nel Sudest Asiatico. Al momento, gli Stati Uniti non intendono sviluppare versioni a testata nucleare di nessuno dei missili “post-INF”.

anteprima logo RID Le bolle A2/AD cinesi

Le “bolle” A2/AD cinesi nel Pacifico rappresentano ad oggi la principale questione strategica e militare. Mentre le Forze Armate statunitensi si concentrano sul Multi Domain Warfare e nelle operazioni distribuite come contromisura per sfondare e rendere inefficaci tali bolle, le forze Cinesi continuano ad investire nella loro creazione e nel loro rafforzamento. La Cina definisce la sua strategia bellica come “difesa attiva”, un concetto strategicamente difensivo, ma operativamente offensivo. In altre parole, la Cina si ritiene autorizzata ad impiegare proattivamente la sua potenza militare in modo “difensivo” contro un qualsiasi paese identificato da Pechino come minaccioso, anche in assenza di un vero attacco militare avversario. Lo stesso filo conduttore si può riconoscere nel concetto cinese del “periodo di opportunità strategiche”, ovvero il presente, identificato come un prezioso lasso di tempo in cui, senza arrivare alla guerra aperta, è possibile agire con modalità più subdole per assicurarsi posizioni di vantaggio. Non può esserci in questo senso un esempio più chiaro della costruzione delle isole artificiali nelle isole Spratly e Paracel come mezzo per consolidare un effettivo dominio cinese sul Mar Cinese Meridionale che, a dispetto delle sentenze dei tribunali internazionali, è ormai indiscutibile. Soltanto un conflitto maggiore che coinvolgesse gli Stati Uniti potrebbe ribaltare l’attuale precario equilibrio di forze, ma la Cina sta accuratamente dosando violenze, provocazioni ed espansionismo per restare sempre al di sotto della soglia fatidica dello scontro aperto. Le bolle A2AD sono perfettamente in linea con il pensiero strategico cinese: primariamente difensive, rappresentano però di fatto uno strumento offensivo in quanto cementano il dominio cinese su vaste aree contese da molteplici altri paesi costieri, ed isolano sempre più questi paesi dall’assistenza esterna, principalmente americana. In proporzione all’aumentare dei pericoli che la US Navy dovrebbe affrontare per accedere al Mar Cinese Meridionale incrementa la libertà d’azione della People Liberation Army Navy e si rafforza quindi la supremazia di Pechino. Operando all’interno delle bolle “difensive”, la Marina cinese in continua e rapida espansione numerica e capacitiva può proiettare potenza in modo sempre più decisivo. Le bolle A2AD essenzialmente si compongono di forti difese contraeree a lungo raggio, sensori integrati per il targeting e capacità offensive a lungo raggio. Queste capacità offensive sono ancora primariamente rappresentate da centinaia e centinaia di missili balistici e cruise a corto e medio raggio, lanciati da terra ed armati con testate convenzionali ed anti-nave. L’enorme numero di questi missili rappresenta un importante vantaggio asimmetrico che la Cina ha consapevolmente sfruttato al massimo poiché gli Stati Uniti, vincolati (almeno finora) dal trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, il famoso INF, non dispongono di sistemi con cui rispondere, al di là ovviamente del TOMAHAWK lanciato da unità navali o dai cruise aerolanciati. Con i missili la Cina bilancia il fatto che le forze aeronavali statunitensi sono ancora decisamente superiori per capacità quanto non anche per numero. L’Aeronautica cinese, per esempio, è ancora relativamente “a corto raggio”, a causa in particolare del limitatissimo sviluppo del parco aerocisterne, ma la disponibilità di un gran numero di missili da 3.000 o 4.000 Km di gittata ridimensiona il problema. Negli anni 80’, l’allora comandante della PLAN, ammiraglio Liu Huaqing, fece sua la strategia della “prima catena di isole”, originariamente un piano americano per contenere le allora 2 potenze comuniste in Asia, stabilendo l’obiettivo di sviluppare capacità per dominare quella fascia di mare. La prima catena di isole scende dalle Curili al nord lungo la costa giapponese, Taiwan, e ingloba le Paracel e le Spratly, delimitando il Mar Cinese meridionale fra le coste di Vietnam e Malesia. La seconda catena di isole scende dalle isole vulcaniche a sud-est del Giappone e si incentra sulle Marianne, in particolare sulla strategica Guam, sede di importanti basi statunitensi. La terza catena di isole scende dalle Aleutine attraverso il Pacifico, con le Hawaii nel mezzo. Le Forze Armate cinesi hanno prima lavorato per assicurarsi il dominio sulla prima fascia, in particolare schierando le sue forze missilistiche a corto raggio di fronte a Taiwan per isolarla. Per dominare il Mar Cinese meridionale, la Cina ha schierato ingenti forze nell’area dell’isola di Hainan e, in tempi più recenti, ha potenziato le sue installazioni a Woody Island, nelle Paracel, prima di costruire le sue nuove isole artificiali ancora più a sud, nell’arcipelago delle Spratly. Lo schieramento di missili e velivoli a Mischief Reef, che si trova letteralmente nell’area d’interesse economico esclusivo delle Filippine, estenderebbe una bolla A2AD sopra Manila, sopra il Vietnam e fino alle coste malesi. Lo sviluppo di missili balistici, anche antinave, con una gittata di 4.000 km e l’immissione in servizio di velivoli a lunga autonomia armati con missili cruise a lungo raggio ha già di fatto esteso le capacità offensive cinesi fino alla seconda linea di isole, con svariati sistemi d’arma già in grado di minacciare direttamente Guam. Un’attenta osservazione dei sistemi d’arma in servizio ed in sviluppo in Cina consente di comprendere le effettive capacità delle “bolle” A2AD e di farsi un’idea del loro ulteriore sviluppo nel prossimo futuro. Nei prossimi numeri di RID la questione verrà trattata con una grande monografia speciale.

anteprima logo RID Test eso-atmosferici per l’ARROW 3

Il 28 luglio scorso, il missile anti-balistico ARROW 3, sviluppato congiuntamente dalla Israeli Aerospace Industries (IAI) e da Boeing a partire dal 2008, ha completato una campagna di test durata 10 giorni presso il Pacific Spaceport Complex – Alaska a Kodiak, Stati Uniti. Oltre ad essere coinvolti a livello industriale tramite Boeing, gli Stati Uniti hanno finanziato buona parte dello sviluppo del sistema con i fondi per la sicurezza destinati annualmente ad Israele. I test, articolati su 3 differenti scenari, hanno visto l’ARROW 3 portare a termine ingaggi esoatmosferici contro un bersaglio balistico non identificato ma appartenente alla famiglia israeliana di missili-bersaglio SPARROW prodotta da Rafael. Viste le caratteristiche dei test, probabilmente si è trattato di bersagli SILVER SPARROW, che replicano il Medium Range Ballistic Missile SHAHAB-3 iraniano, ovvero la principale minaccia che l’ARROW 3 è destinato a contrastare. L’intero sistema ARROW 3 è stato testato, schierando sia il Battle Management Centre GOLDEN ALMOND sia il Fire Control Centre CITRON TREE di Elisra (sussidiaria di Elbit Systems) e ovviamente il radar EL/M 2080S SUPER GREEN PINE di Elbit. Con la collaborazione della Missile Defense Agency statunitense è stato coinvolto anche un radar americano AN/TYP-2, così da dimostrare l’interoperabilità dei sistemi, particolarmente importante poiché un AN/TYP-2 americano è basato permanentemente in territorio israeliano. L’ARROW 3 va a completare la difesa stratificata dei cieli israeliani, fornendo la copertura ad altissima quota. Al di sotto opereranno ARROW 2, DAVID’S SLING e IRON DOME.

anteprima logo RID Le incertezze dell’F-35, l'Italia e Cameri

Uno dei cardini della partecipazione italiana al programma F-35 è la FACO di Cameri. La sola linea produttiva dell’F-35, assieme a quella giapponese di Nagoya, fuori dagli Stati Uniti. Un assetto importante, che replica in toto, anche se più in piccolo, quello di Forth Worth di Lockheed Martin, dove ad oltre all’assemblaggio degli F-35 italiani e olandesi vengono realizzate le ali per tutti gli F-35 (comprese quelli dei Paesi FMS). Quest’ultimo è il business probabilmente più succoso per Leonardo, che gestisce con il supporto di Lockheed Martin lo stabilimento di proprietà della Difesa italiana, in quanto prevede la produzione di 835 cassoni alari (ovvero semiali e troncone centrale di fusoliera) per un valore che dovrebbe aggirarsi sui 7 miliardi di dollari di euro. Ad oggi Leonardo ha già consegnato 84 ali. Tuttavia, la diluizione nel tempo del programma – avviata già con gli ultimi 2 precedenti governi – ha giocoforza delle conseguenze sull’efficienza di Cameri. L’Italia avrebbe dovuto acquisire ed impegnarsi per 38 velivoli entro il 2020, ma come noto questo numero è sceso a 27-28, ed al momento, a quanto risulta a RID, non c’è nessun impegno per i velivoli successivi al lotto n.14 (una decisione in tal senso avrebbe dovuto essere presa entro dicembre 2018). Questo porterà un ulteriore rallentamento al programma. Per produrre un singolo aereo, dunque, si impiegano più ore di lavoro ed essendo il prezzo fissato nei contratti stipulati da Lockheed Martin con il Pentagono, ciò si traduce in un aumento dei costi di produzione. Un costo che presumibilmente si ripercuote sul costo complessivo del programma. Al momento sono in produzione 11 aerei, 7 olandesi e 4 italiani, e lo stabilimento ne sforna in media 7-8 l’anno. L’ottimale potrebbe aggirarsi su una quindicina di velivoli l’anno anche se Cameri è dimensionato per produrne fino ad un massimo di 24. Oltre a queste considerazioni bisogna aggiungere che incertezze e ritardi hanno delle conseguenze anche sulle intenzioni di quei Paesi, come per esempio il Belgio (che acquisisce gli aerei in FMS), ma non è il solo, che hanno mostrato interesse a produrre i propri velivoli a Cameri, di fatto scoraggiandoli.