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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID F-35 e REAPER per gli EAU

Il Dipartimento di Stato americano ha approvato la vendita agli Emirati Arabi Uniti di 50 F-35A, 18 UAV super-MALE armati MQ-9B REAPER, con misisli HELLFIRE, bombe a guida satellitare JDAM e bombe a guida laser PAVEWAY II, e di un pacchetto di armamenti per gli stessi F-35. La commessa, che dovrà essere approvata dal Congresso, ha un valore di 23,3 miliardi di dollari: 10 per gli F35, altrettanti per gli armamenti (che comprendono JDAM, AMRAAM, SDB, AARGM, JSOW e bombe a caduta) e circa 3 per i REPAER. Gli USA rafforzano così un importante pilastro anti-iraniano e lo “premiano” per gli accordi di pace con Israele. Sarà interessante evdere come un sistema d’arma così complesso, e “smart”, come l’F-35 potrà essere gestito da un Paese arabo che, come dimostrato dalla guerra in Yemen, non brilla certo in quanto ad organizzazione militare, dottrine, gestione e così via. A ciò aggiungiamo il fatto che gli F-35A EAU saranno sicuramente depotenziati e che gli Emiratini non avranno nessun tipo di accesso al sistema considerando il fatto che gli stessi EAU ancora non rientrano tra i “Major non-NATO ally”.

anteprima logo RID Capacità antisom per i Marines

Il Generale David Berger, Comandante dei Marines americani, ha deciso che il Corpo dovrà dotarsi di capacità antisom nell'ottica del nuovo concetto delle operazioni marittime distribuite. In pratica, alla luce dei nuovi scenari peer-to-peer in Asia Pacifico e nell’Atlantico del Nord, i Marines dovranno dare un contributo tanto alla lotta anti-nave – da qui l'acquisizione del missile antinave NSM e del Maritime Strke TOMAHAWK – quanto alla lotta antisom. Il Generale ha poi precisato che tale capacità dovrà essere articolata a partire dalle EAB (Expeditionary Advanced Base), da dove i Marines potranno operare UAV equipaggiati con sensori ASW, e/o dispiegare reti di boe sonore acustiche attive o passive o, ancora, operare aeromobili equipaggiati con siluri leggeri. In aggiunta, sulle EAB potrebbero essere basati pure nuove tipologie di lanciatori per missili ASW. Questo nuovo concetto operativo, appunto rientrante nel più ampio concetto di DMO (Distributed Maritime Operations), potrebbe applicarsi tanto allo scenario Asia-Pacifico, con un focus specifico sui “mari regionali” cinesi e sull’aera delimitata dalla cosiddetta Prima Catena di Isole, quanto all’Atlantico del Nord, in supporto ad una potenziale barriera ASW, di “guerra fredda memoria”, attraverso il GIUK (Greenland–Iceland–United Kingdom) gap. Ulteriori dettagli su RID 12/20.

anteprima logo RID Le origini della medicina tattica

Nel 1984 il colonnello medico Ron Bellami pubblicò un articolo dal titolo: come le persone muoiono sul campo di battaglia. I dati furono raccolti a seguito delle guerre in Korea e in Vietnam, gettando le basi per un cambiamento negli interventi preospedaliero per i pazienti traumatizzati. Dalla raccolta delle informazioni in merito ai decessi sui campi di battaglia emerse che il: 9% morì per emorragie massive, il 31% per lesioni al sistema nervoso centrale, 1% per ostruzione delle vie aeree, il 7% per lesioni da onda d’urto, il 5% pneumotorace iperteso, il 12% infezioni e shock, il 25% lesioni toraciche irrecuperabili e il 10% lesioni toraciche recuperabili.

anteprima logo RID Etiopia, si va verso la guerra civile?

Il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed ha imposto lo stato d’emergenza e disposto l’invio delle Forze Armate nella turbolenta regione del Tigrè in risposta ad un attacco contro un’istallazione dell’Esercito federale nella regione. Al momento, nessuna organizzazione ha rivendicato l’attacco, anche se sono forti i sospetti di un’azione perpetrata dalle frange più estremiste del Movimento per l’Indipendenza del Tigrè (MIT), gruppo nato nel marzo 2020 con l’obbiettivo di perseguire l’autodeterminazione dell’etnia tigrina e costituire un’entità statuale autonoma da Addis Abeba. Molto probabilmente, il MIT è stato creato dallo stesso Fronte di Liberazione del Popolo Tigrino (FLPT), partito che rappresenta gli interessi dell’omonimo gruppo etnico e che da circa un anno è in aperto contrasto con Addis Abeba e con il Governo di Ahmed, per non esporsi direttamente. L’invio dei militari federali e l’attacco all’infrastruttura dell’Esercito è soltanto l’ultimo episodio all’interno della travagliata relazione tra il FLPT e il Governo federale, aggravatasi ulteriormente a partire dallo scorso settembre, quando le autorità locali del Tigrè avevano organizzato le elezioni amministrative e parlamentari nonostante il divieto di Ahmed, che le aveva rinviate sine die a causa dell’emergenza pandemica. La conseguenza di questa violazione alle disposizioni governative era sta la sospensione immediata del pagamento degli stipendi per la pubblica amministrazione, l’interruzione nell’erogazione dei sussidi federali e il blocco di qualsiasi relazione ufficiale tra le istituzioni locali e le autorità centrali. Le ragioni delle posizioni radicali della comunità tigrina (7% della popolazione totale etiope) e del FLPT attengono ai profondi cambiamenti introdotti dal Premier Ahmed nel sistema politico nazionale, riassumibili nel superamento del sistema etno-federalista e nella ridefinizione degli equilibri etnici di potere nel Paese. Quest’ultimo fattore si è tradotto nel ridimensionamento sostanziale dell’influenza tigrina, un tempo dominante nelle istituzioni civili, militari ed economiche, a favore di quella degli Oromo (34% della popolazione), gruppo a cui appartiene lo stesso Abyi Ahmed. Privati del loro potere, i tigrini hanno reagito in maniera assertiva, dipingendo come dispotica ed autoritaria la gestione di Ahmed, provando ripetutamente ad assassinarlo e, ora, sfidando frontalmente le istituzioni federali. In questo senso, l’invio delle truppe nel Tigrè potrebbe acuire ulteriormente le tensioni e trasferire il confronto dal piano politico a quello apertamente militare. Il rischio dello scoppio di un conflitto interno su base etnica diventa, così, ogni settimana più probabile e, con esso, la possibilità che altre etnie insoddisfatte dell’amministrazione Ahmed o semplicemente desiderose di rinegoziare i contenuti della loro relazione con il governo centrale imbraccino le armi ed imitino quanto sinora fatto dai tigrini.

anteprima logo RID  Gli USA riarmano Taiwan

Negli ultimi tempi, gli Stati Uniti hanno deciso di rafforzare notevolmente le difese di Taiwan in chiave anticinese. L'ultimo passo in questa direzione è stato dato con il via libera alla vendita di 4 UAV super-MALE armati MQ-9B REPAER. Nelle scorse settimane, invece, la “luce verde” aveva riguardato la fornitura di 100 lanciatori da difesa costiera per missili antinave HARPOON Block II, di 11 lanciatori mobili HIMARS per missili balistici tattici ATACMS (con 64 missili), e di 135 missili aria-superficie standoff SLAM-ER per equipaggiare i caccia F-16. Per non dimenticare la vendita di 66 nuovi F-16 Block 70/72 approvata nel 2019 e partita, senza troppi clamori, questa estate con la concessione del relativo contratto a Lockheed Martin.

anteprima logo RID Cinquanta F-35A per gli EAU?

Il Dipartimento di Stato americano avrebbe già inoltrato informalmente al Congresso la richiesta da parte degli Emirati Arabi Uniti per la fornitura di 50 F-35A. In caso di notifica formale, il Congresso avrebbe poi 30 giorni per dare o meno la sua approvazione. L’eventuale commessa, che a questo punto sembra ormai imminente, suggella un po' la relazione triangolare tra Israele, EAU ed Arabia Saudita – relazione “di fatto” in piedi da anni in funzione anti-iraniana – rispetto alla quale in ogni caso gli Americani continueranno a garantire il “qualitative edge” dello Stato Ebraico. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, sembra scontato che la variante emiratina degli F-35A sia depotenziata, sin particolare per ciò che concerne le capacità e le librerie elettroniche, senza dimenticare che in qualunque momento gli stessi Americani potrebbero limitarne l'operatività considerando la natura “tutta software” dell'aereo del suo sistema logistico integrato di supporto.