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anteprima logo RID L’Hub NATO per il Sud: un primo bilancio

Nel 2016, in occasione del Summit di Varsavia, la NATO ha adottato un nuovo approccio definito a “360°”, ovvero che guarda alle minacce provenienti da tutti i fronti e assicura una risposta mirata e su misura. L’adozione di tale strategia ha posto fine alla precedente netta divisione tra est e sud che portava l’Alleanza Atlantica, anche a seguito degli eventi del 2014 in Crimea, a focalizzare la propria attenzione e risorse agli sviluppi lungo il confine orientale. Parte del rinnovato e rafforzato impegno verso il fronte meridionale è stata la creazione, nel febbraio 2017, del NATO Strategic Direction South Hub, centro dedicato al monitoraggio delle dinamiche di sicurezza in Medio Oriente, Africa Settentrionale e Subsahariana. L’Hub, attraverso un approccio olistico e collaborativo che coinvolge esperti, organizzazioni internazionali e partner che si occupano del fronte sud o che provengono dai territori interessati, vuole approfondire la conoscenza delle possibili sfide e opportunità nelle aree sopra citate e, quindi, supportare l’Alleanza nel proiettare stabilità al di là dei propri confini. L’evento “Projecting stability to the south: the role of NATO Strategic Direction-South Hub” organizzato dal Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali, con il supporto della NATO Public Diplomacy Division, mira a esplorare le capacità e gli obiettivi di medio e lungo termine dell’Hub ad un anno dal raggiungimento della sua piena operabilità. A partire dalle 9.30, presso Roma Eventi, via Alibert 5/A, Roma, gli illustri relatori parteciperanno ad un dibattito che delineerà non solo i contorni attuali e futuri dell’Hub, ma anche del più generale impegno della NATO verso il fronte sud e analizzerà le sfide emergenti dalle aree interessate. Nel dettaglio, lo stesso Direttore del NATO Strategic Direction South Hub, il Generale Ignazio Lax, illustrerà le attività dell’Hub e i risultati finora raggiunti, mentre il Direttore del NATO Security Force Assistance, il Colonnello Franco Merlino, parlerà del suo centro e dell’importanza dei corsi di formazione a favore delle autorità locali. Inoltre, stimati analisti e ricercatori che si occupano e provengono dalle aree d’interesse, delineeranno gli sviluppi e le radici di possibili nuove crisi in questo delicato scacchiere. La posizione geografica del nostro Paese nel cuore del Mar Mediterraneo lo espone direttamente alle possibili sfide provenienti dal fronte sud. Non a caso era stata proprio l’Italia a chiedere alla NATO la creazione dell’Hub che non a caso è situato a Napoli. L’evento organizzato dal Ce.S.I. può supportare lo sforzo italiano nel garantire un’azione mirata dell’Alleanza Atlantica verso sud e un approccio sempre più inclusivo che comprenda un costante dialogo, attività addestrative e di supporto alle autorità locali.

anteprima logo RID A Venezia il XII° Regional Seapower Symposium

Ieri, presso la splendida cornice della Sala Squadratori dell’Arsenale di Venezia si è ufficialmente aperta la 12ª edizione del Regional Seapower Symposium, appuntamento biennale che rappresenta un’eccellente opportunità di confronto, scambio di idee e ricerca di soluzioni in campo marittimo e navale, nonché di conoscenza reciproca tra i vari attori, non solo militari, che condividono sfide ed interessi nel dominio marittimo. 

anteprima logo RID Il VBM portamortaio al debutto

Nei giorni scorsi, l'82º Rgt. TORINO ha impiegato per la prima volta i nuovissimi VBM 8x8 portamortaio. L’82º Rgt. TORINO è infatti il primo reparto della Brigata PINEROLO (e quindi dell’EI) a ricevere questi veicoli realizzati dal CIO, il consorzio tra Leonardo ed Iveco Defence Vehicle.

anteprima logo RID Portaerei, nuove ambizioni per Seul

Meno di 6 mesi fa, a fine maggio, la ROKS MARADO (LPH-6112), seconda LHD sudcoreana classe DODKO, ha iniziato le prove in mare, in vista della sua consegna nel 2020. Sebbene questa unità sia più grande e performante della capoclasse, una semplice portaelicotteri anfibia da 19.000 t, la possibilità di impiegare gli aerei VSTOL tipo F-35B, che Seul sta valutando di acquistare in un primo lotto di 12 (o 20) esemplari, presenta molte limitazioni. Lo scorso maggio si parlava anche di una terza unità decisamente più grande (230 m di lunghezza, 24.000 t), con caratteristiche vicine alle IZUMO che il Giappone sta convertendo in portaerei VSTOL; mentre sin dal 2014 si era parlato pure di un altro progetto, da realizzare nel 2028-2036, per 2 portaerei leggere da 30.000 t ispirate alla CAVOUR italiana. Ma in questi ultimi giorni hanno iniziato a circolare nuove ipotesi, che alzano (soprattutto in un caso) decisamente in alto l’asticella delle mire aeronavali di Seul; idee contenute in un “libro bianco” elaborato a inizio anno dalla National Defense Commission on the Navy and Air Force, del Parlamento, e di cui ha parlato il suo Presidente Choi Jae Sung. Una delle 2 ipotesi per la verità si “limita” a potenziare ulteriormente il concetto di una terza LHD(A), ampliandone dimensioni e capacità, poiché tratteggia una nave della taglia della classe AMERICA, da 41.500 t e lunga 238 m, capacità di accogliere 12 aerei VSTOL, 8 elicotteri, e 700 soldati, anche se altre fonti parlano di una portaerei media tipo DE GAULLE, in configurazione CATOBAR. Ufficialmente, gli ultimi progetti elaborati per il programma LPH-II parlano ormai di una nave da 30.000 t con sky-jump e spazio per operare con 10-12 F-35B. Ma è la seconda ipotesi rivelata da Choi ad essere davvero clamorosa, sebbene difficilmente concretizzabile: i rendering circolati infatti delineano una unità da 71.000 t, lunga 298 m e larga 75, dotata di catapulte e in configurazione STOBAR, con un equipaggio di 1.340 effettivi, e la capacità di operare con 32 aerei (a questo punto non VSTOL) e 8 elicotteri. Caratteristiche quindi compatibili con le QUEEN ELIZABETH britanniche, e con le portaerei Type-001 cinesi.

anteprima logo RID La Turchia, i Curdi e le armi italiane

Sta imperversando in queste ore il dibattito sull’export militare italiano alla Turchia. Sul livello e sui toni di tale dibattito – in alcuni casi molto simili a quelli del ballatoio permanente dei Social – non discutiamo, e lasciamo ogni giudizio a lettori e addetti ai lavori. Vorremmo però fare alcune riflessioni sulla questione basate su dati empirici. La Turchia è (finora) un Paese NATO ed un Paese che solo fino a pochi anni voleva disperatamente entrare in Europa, poi qualcuno, leggi la Francia, le ha sbattuto la porta in faccia per ragioni di equilibri interni al Vecchio Continente. In parte ciò che è venuto dopo, ovvero il neo-ottamanesimo di Erdogan, è spiegabile anche con quel “no”. Detto questo, la Turchia ha continuato ad essere un partner strategico per l’Italia, ma anche per altri Paesi: dagli USA, alla Germania, solo per citare i più importanti. Troppo importante la sua collocazione strategica per lasciare che Ankara finisse armi e bagagli nell’orbita di Mosca scivolando di fatto fuori dalla NATO. Purtroppo, negli ultimi 2 anni ci si sta avvicinando pericolosamente a questa soglia con la Turchia sempre più vicina alla Russia e più lontana dal suo tradizionale perimetro di alleanze. Le responsabilità non solo solo del Sultano Erdogan, ma anche dell'Occidente, Americani in primis; basti pensare al record di pessime scelte sul Medio Oriente compiute da Washington negli ultimi 16 anni. In questo contesto si inserisce e va letta la questione specifica dell’export militare. Le forniture italiane alla Turchia si inseriscono nel quadro di un’alleanza, la NATO, e di una cooperazione che esiste ormai da 40 anni. Il nostro export è regolato da leggi molto rigorose, è soggetto alle autorizzazioni del Governo ed è regolarmente controllato dal Parlamento. L’attore principale è inoltre Leonardo, un’azienda il cui azionista di comando è il MEF (Ministero Economia e Finanze), ovvero il Governo. Per cui tutto avviene entro un quadro legale, prevedibile e consolidato, che, certo, può adesso cambiare per volontà politica, ma attenzione... Le commesse militari creano forti relazioni con altri Paesi, relazioni di tipo strategico, che consentono di controllarne in qualche modo la politica di difesa e sicurezza – in quanto creano dipendenza in termini di supporto, manutenzione, addestramento, assistenza di vario tipo, ecc. - ma pure di avere un vantaggio competitivo nel caso peggiore di un eventuale conflitto visto che l’esportatore conosce il sistema d’arma di quel destinatario che ad un certo punto dovesse decidere di “cambiare bandiera”. Per cui esportare armi non solo alimenta un’industria ad altissima tecnologia e competitività come quella della difesa – laddove nei settori a minore contenuto tecnologico i Paese emergenti hanno da tempo ampiamente superato l’Italia – con rilevanti ritorni pure in termini di occupazione specializzata, ma garantisce un’influenza su alcuni Paesi che altrimenti non esisterebbe. E questo discorso vale pure per la Turchia che ha sì un’industria nazionale sempre più capace, ma che è comunque sempre dipendente all’esterno in diversi settori. Una dipendenza che può consentire di moderare l'iniziativa di Erdogan nel Nordest della Siria. Rinunciare a certe leve, dunque, significherebbe rinunciare ad avere capacità di incidere sul piano internazionale. Pensiamoci bene prima di compiere scelte avventate e riconvertire l’industria militare alla produzione di frigoriferi...

anteprima logo RID Svelato il KF-X

Nel corso del salone della difesa ADEX è stato per la prima volta mostrato al pubblico il mock-up del futuro caccia sudcoreano KF-X. Ad un primo sguardo il modello si presenta con elementi aerodinamici di F-35 ed F-22, una soluzione propulsiva bimotore, prese d’aria convenzionali, derive verticali a V ed un assieme di carichi e pod esterni. Tra questi, missili aria-aria a corto raggio IRIS-T, aria.-aria a lungo raggio MBDA METEOR, pod Lockheed Martin SNIPER ed un IRST di fronte al cockpit che dovrebbe essere un derivato dello SKYWARD-G che Leonardo ha realizzato per il GRIPEN E. Nel complesso, la bassa rilevabilità non sembra particolarmente ricercata tanto è vero che nella prima versione operativa, Block I, non dovrebbe esserci la baia armi interna. Insomma, un progetto che così come è stato mostrato si presenta abbastanza vecchio. Secondo le prime brochure aziendali, il KF-X sarà un caccia nella categoria delle 25 t, dunque ben più leggero dell’F-35, mentre il rollout del primo prototipo è atteso nel 2021. Approfondimenti e dettagli su RID 12/19

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