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anteprima logo RID Arrivati in Libia gli osservatori ONU

Il 2 marzo è atterrato a Tripoli il team di osservatori ONU chiamato a monitorare la tregua raggiunta il 23 ottobre scorso tra le forze di Haftar e i gruppi armati della Tripolitania, in vista delle elezioni generali previste per dicembre 2021. Non si tratta della forza di interposizione di cui si era vagheggiato nei mesi scorsi, ma di una missione di breve periodo con scopi di raccolta informativa. Il gruppo è composto da 10 persone (personale ONU di stanza a New York e a Tunisi, in quest’ultimo caso afferente alla missione UNSMIL), viaggerà sempre disarmato e si fermerà in Libia per 5 settimane. La protezione del team è affidata al Comitato militare 5+5, organo formato da rappresentanti militari dell’Est e dell’Ovest. Gli obiettivi della missione sono 2: monitorare il cessate-il-fuoco lungo la linea di contatto (che passa grossomodo lungo la direttrice nord-sud tra Sirte e Jufra) e verificare la presenza o meno di mercenari stranieri. Oltre alla capitale, i funzionari ONU dovrebbero fare tappa anche a Misurata e Bengasi, mentre già oggi sono arrivati a Sirte per incontri preliminari con il 5+5. Non è chiaro se quello atterrato a Tripoli sia l’unico team che sarà inviato nel paese. Da alcune fonti si apprende che il compito di verificare lo stato dell’arte sui mercenari spetterebbe a un secondo gruppo di osservatori che arriverebbe nel Paese nel prossimo futuro. Altre fonti (diplomatiche, di stanza a New York) invece sostengono che i 10 osservatori manderanno al quartier generale ONU un rapporto preliminare sulla tregua e sui mercenari già il 19 marzo. Non è chiaro il metodo di indagine che seguirà il team e soprattutto se sarà libero di spostarsi per il paese, al di là delle sole città costiere, oppure se potrà basarsi soltanto su informazioni fornite dalle parti. In questo secondo caso, è possibile che gli osservatori ricostruiscano solo parzialmente il quadro libico specie per quanto riguarda gruppi armati stranieri attivi nel Paese. Secondo l’ONU sarebbero presenti circa 20.000 mercenari, tra cui elementi siriani assoldati dalla Turchia (ma in parte ridispiegati in Nagorno Karabakh lo scorso autunno), mercenari russi della Wagner, ed un massiccio numero di sudanesi. Ma già il 1° marzo sono stati segnalati movimenti della Wagner, che avrebbe spostato verso est i suoi effettivi presenti nella base di Ghardabiya, pochi km da Sirte, su 8 bus e 2 pick-up Toyota. Un trasferimento “leggero” che fa ipotizzare non una vera e propria smobilitazione quanto piuttosto un semplice spostamento temporaneo di uomini da un’area dove l’occhio degli osservatori ONU può arrivare facilmente. Non si registrano per ora movimenti in altre parti del Paese dove i mercenari russi hanno costruito in pochi mesi imponenti opere difensive, concentrate nell’area centrale libica attorno a Jufra e Brak al-Shati, e neppure presso i terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanuf e il sito estrattivo di Sharara, dove è segnalata da tempo una presenza russa.

anteprima logo RID UCAV per la LHD ANADOLU

Secondo quanto dichiarato durante una recente intervista dal proprio AD Haluk Bayraktar, l’azienda turca Baykar sta sviluppando un velivolo da combattimento a pilotaggio remoto in grado di decollare ed appontare sulle 2 future tuttoponte/unità d’assalto anfibio turche della classe ANADOLU. Come noto, nei piani originari turchi tali unità avrebbero dovuto accogliere i cacciabombardieri F-35B a decollo corto ed atterraggio verticale, ma l’espulsione della Turchia dal programma ha, almeno momentaneamente, cancellato tale possibilità. Per quanto riguarda il futuro UCAV imbarcabile, non è chiaro se il velivolo in sviluppo rappresenterà una variante degli attuali UAV prodotti dalla Baykar - ANKA, BAYRAKTAR TB2, o dei più recenti “super” MALE AKINCI e AKSUNGUR - o se si tratterà di un progetto completamente nuovo. Tuttavia, per quanto l’AKSUNGUR – prossimo all’entrata in servizio - appaia ottimizzato per il pattugliamento marittimo, con incluse capacità ASuW e ASW, è difficile che il nuovo UCAV imbarcato sia basato su tale velivolo o sull’AKINCI, entrambi eccessivamente grandi e, soprattutto, pesanti (rispettivamente 3 e le 5 t in confronto al TB2 che si attesta intorno ai 700 kg) e maggiormente complessi da gestire su un ponte di volo, soprattutto alla luce dell’inesistente esperienza turca nel campo dell’aviazione imbarcata ad ala fissa. Altro elemento attualmente sconosciuto è quello riguardante il sistema di recupero, tenuto conto che nell’intervista viene espressamente indicata la capacità di appontaggio del futuro UCAV imbarcato.

anteprima logo RID Vola il Loyal Wingman di Boeing Australia

Il primo esemplare di Airpower Teaming System (ATS) di Boeing Australia ha compiuto con successo il primo volo sul poligono di Woomera. L’ATS, frutto di una collaborazione fra Boeing e la Royal Australian Air Force, è un velivolo senza pilota pensato per accompagnare in missione gli aerei pilotati. Si tratta quindi di un cosidetto “Loyal Wingman”, gregario, con spiccate doti di autonomia, anche grazie all’uso di Intelligenza Artificiale che consente al velivolo un alto grado di autonomia anche nel volo in formazione. Per questo primo volo, l’ATS è stato supervisionato da un pilota Boeing in Ground Station. Il progetto veniva da una serie di test di rullaggio a terra che hanno dimostrato la maturità del velivolo, prodotto localmente in Australia con il coinvolgimento di oltre 35 firme dell’industria aeronautica locale. Lo sviluppo, grazie alle più moderne tecniche di design digitale, ha richiesto solo 3 anni. Più tardi quest’anno seguiranno altri voli e test per proseguire la maturazione del sistema. L’ATS è un velivolo monomotore di rilevanti dimensioni (11,7 m di lunghezza) e con un design improntato alla bassa osservabilità (stealth). Secondo Boeing il velivolo ha un raggio d’azione di 2.000 miglia, ma non ci sono ancora indicazioni relative alla velocità, che ragionevolmente si colloca comunque nella fascia alta subsonica o transonica. Contestualmente al primo volo, il Governo australiano ha siglato un nuovo ordine per altri 3 velivoli ATS con cui continuare lo sviluppo oltre che l’integrazione di payload di missione. Con queste aggiunte, il programma riguarda al momento un totale di 6 ATS, per un valore complessivo di 115 milioni di dollari sui prossimi 3 anni. Boeing sta già offrendo l’ATS e sviluppi derivativi dello stesso per i programmi di gregari che stanno partendo in diversi paesi, a cominciare dallo SKYBORG dell’USAF, mentre Regno Unito e Australia hanno concluso un accordo per la condivisione di dati sui rispettivi programmi anche se la RAF non ha selezionato l’ATS per il suo dimostratore MOSQUITO, atteso al primo volo entro il 2023.

anteprima logo RID Primo contratto per l’ALBATROS-NG

MBDA Italia ha ricevuto il primo contratto per il nuovo sistema navale antiaereo a corto-medio raggio ALBATROS-NG. Il sistema, basato sul missile CAMM-ER, è destinato ad un cliente export ed entrerà in servizio nella Marina del Paese in questione, la cui identità non è stata resa nota dall’azienda, nel 2024. L’ABATROS-NG è un sistema concepito per l'autodifesa di navi come corvette, fregate legger e pattugliatori e per la protezione di navi cosiddette consorti poste nelle vicinanze. Con questo sistema, sviluppato e realizzato interamente in tutte le sue componenti da MBDA Italia, l’azienda punta a rimpiazzare gli attuali sistemi ALBATROS a base ASPIDE. SU RID di aprile (RID 4/21) un’analisi completa, tecnica ed operativa, dell’ALBATROS-NG.

anteprima logo RID CAVOUR, via alle prove con l’F-35B

Sono iniziate le prove in mare per la certificazione della portaerei della Marina Militare CAVOUR all’impiego delgi F-35B con la fase d’integrazione sulla nave del velivolo. Il primo appontaggio è stato effettuato da un F-35B dei Marina appartenente alla Integrated Test Force di Patuxent River. Durante la sosta a Norfolk prima delle prove in mare, ai 580 membri di equipaggio della portaerei si è aggiunto il personale italiano addestrato ad operare sul velivolo nella base dei Marines a Beaufort, nonché il personale statunitense della ITF, fondamentale come abbiamo visto sopratutto in questa prima fase. Dopo aver accertato la compatibilità tra l’F-35B e la portaerei CAVOUR verrà dichiarata la "Ready for Operations", per avviare le attività che porteranno al conseguimento, entro il 2024, della “Initial Operational Capability” (IOC). L’iter sarà completo con l’acquisizione della “Final Operational Capability” dopo la consegna dell’ultimo velivolo previsto dal programma.

anteprima logo RID Cina via alla produzione dell’Y-20

Come confermato da alcune foto satellitari diffuse dalla società americana Planet Labs, la Cina ha avviato la produzione di serie dell’aerocisterna Xi’an Y-20U, colmando così un gap significativo nelle capacità di power projection della propria Aeronautica (PLAAF). Nel dettaglio, le immagini diffuse si riferiscono all’aeroporto di Xi’an-Yanliang e mostrano 4 velivoli Y-20 nella loro versione Uniform (aerocisterna), come confermato dalla presenza di vistosi pod da rifornimento sotto le loro ali e nella coda dei velivoli stessi. Il sistema selezionato dai cinesi per il rifornimento in volo infatti, è del tipo a sonda flessibile o “a cestello”, dove la sonda rilasciata tramite un tubo flessibile dall’aerocisterna, si collega con la sonda rigida del velivolo da rifornire. Il primo prototipo della versione Uniform del famoso velivolo da trasporto cinese risale al 2018, ma la presenza di ben 4 velivoli di questo tipo, anche se sono stati individuati fino a 16 Y-20 nelle settimane precedenti, conferma che il programma sia ormai passato alla produzione di serie. E’ probabile che i nuovi velivoli siano inoltre il banco di prova per i nuovi turbofan autoctoni WS-20 che dovrebbe sostituire i russi Soloviev D-30KP-2 su tutta la linea Y-20. Fino a qualche mese fa la PLAAF era limitata all’utilizzo di circa una ventina di aerocisterne basate su velivoli H-6U e H-6DU, varianti del bombardiere a lungo raggio Xi’an H-6, su velivoli Il-78, acquistati dall’Ucraina, e sui più vecchi Il-76 di provenienza russa. Le limitate capacità di carico di queste ultime piattaforme, non nate come aerocisterne, unite alle limitate capacità di imbarco di serbatoi subalari dell’H-6, hanno da sempre rappresentato una significativa lacuna per le capacità d’attacco a lungo raggio cinesi. La presenza di un nuovo velivolo, adibito a questo scopo, e con numeri sostenuti tali da garantire un’elevata efficienza operativa, rappresentano una significativa svolta per le Forze aeree cinesi, orientate ad ampliare sempre più il proprio raggio di azione.

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