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anteprima logo RID I sistemi sonar di nuova generazione

La fine della Guerra Fredda aveva segnato una brusca diminuzione d'interesse per la componente antisommergibile. Il compito primario delle Marine sembrava ormai legato alle operazioni di stabilizzazione e alla proiezione di potenza. Negli anni a seguire si sono però dovuti osservare alcuni trend significativi. Da un lato, infatti, c'è stata una notevole crescita del numero di Paesi equipaggiati con sommergibili, dall'altro i battelli ad elevate prestazioni, sia a propulsione nucleare che ibrida-anaerobica, sono diventati molto più numerosi. Infine, alcuni Paesi, che dispongono di una notevole e crescente forza subacquea, hanno assunto posizioni più assertive e potenzialmente ostili, come la Russia e la Cina. Oltre al cambiamento geopolitico c'è però anche da registrare una mutata situazione operativa, che influenza le prestazioni dei sensori acustici. Il teatro delle operazioni si è allargato, non è più il solo mare aperto ma include anche le acque costiere e litoranee. Questo implica una diversa capacità di scoperta a causa del diverso profilo batitermico e del rumore di fondo, con il risultato di rendere spesso difficile, se non impossibile, raggiungere la prima o la seconda zona di convergenza. Anche la possibilità di discriminare un battello "seduto" sul fondo, ad esempio, richiede caratteristiche completamente diverse da quelle di sistemi adottati per le operazioni di scoperta passiva in ambiente oceanico. Infine, alcuni teatri di operazioni presentano caratteristiche ambientali molto particolari. Il Mar Mediterraneo ha escursioni termiche rilevanti e profondità molto variabili, oltre ad essere caratterizzato da forte rumore di fondo; il Golfo Persico ha acque calde, molto salate e fondali bassi; il Mar Baltico ha acque basse, fredde e con scarsa salinità. Il Mar Cinese Orientale ed il Mar Giallo sono molto bassi e presentano zone costiere con salinità ridotta per l’effetto delle portate dei grandi fiumi mentre il Mar Cinese Meridionale può arrivare a profondità abissali, con forti pendenze. Le navi con vocazione ASW più recenti sono equipaggiate sia con sonar a scafo (solitamente un sonar a media o bassa frequenza, nel bulbo di prua), sia con sonar rimorchiato a profondità variabile. In particolar modo, le migliori unità ASW del mondo sono probabilmente le FREMM-ASW italo-francesi, a cui si aggiungeranno in un prossimo futuro le Type-26 britanniche. Entrambe dispongono di un sonar in bulbo di prua (Ultra Type 2150 a media frequenza per le Type 26; Thales 411CL a media frequenza per le FREMM) associato ad un VDS a bassa frequenza Thales 4249 , forse meglio noto con il nome commerciale di CAPTAS-4 (Combined Active/Passive Towed Array Sonar), o anche Type 2087 nella Royal Navy. In realtà le Type 26 proseguono il cammino iniziato 10 anni fa dalla Royal Navy con l’ammodernamento delle 8 Type 23 destinate alla scorta antisommergibile (TGE, Task Group Escort). Queste infatti hanno adottato il VDS Type 2087 al posto del Type 2031, pur conservando il sonar Type 2050 nel bulbo di prua. Il VDS Type 2087/CAPTAS-4 ha una componente attiva operante a 500 Hz e comprende anche un array lineare passivo che opera sulla frequenza di 100 Hz. Vale la pena di sottolineare come oggi, né la US Navy, né la Deutsche Marine, né la Japanese Maritime Self Defence Force o la Marina Sud-Coreana dispongano invece di alcuna unità dotata di VDS. Per gli Americani il sensore standard è il sonar a bassa frequenza SQS-53C nel bulbo di prua, che equipaggia anche i cacciatorpediniere giapponesi e sud-coreani. A questo sonar è solitamente associata una cortina idrofonica rimorchiata passiva: lo SQR-19 TACTAS (Tactical Towed Array Sonar) o il più recente SQR-20, meglio noto come TB-37 MFTA (Multi Function Towed Array). Quest'ultimo può operare sia come sonar passivo, o come ricevitore del sonar attivo, o per la scoperta di siluri in arrivo. I sensori sono integrati dal sistema di combattimento antisom SQQ-89. Le future FFG(X) della US Navy, così come le LCS destinate alle operazioni antisom, impiegheranno invece il nuovo VDS leggero SQS-62 DART (Dual-mode Array Transmitter) costruito da Raytheon, a cui sarà associata, come parte ricevente, una cortina trainata TB-37 MFTA.

anteprima logo RID USAF: A-GCAS per gli F-35A

Gli F-35A dell’USAF hanno iniziato a ricevere il sistema automatico per la prevenzione della collisione col terreno A-GCAS. Tale dispositivo avrebbe dovuto essere integrato sui LIGHTNING II nel 2026 – secondo un programma che prevedeva il suo montaggio prima sulla versione “Alfa” e, successivamente, sulle varianti “Bravo” e “Charlie” - ma l’integrazione è stata velocizzata dopo alcuni studi di fattibilità effettuati dall’Air Force Research Laboratory (AFRL) e dalla Lockheed Martin e dopo vari test di validazione sulle performance e la sicurezza del sistema effettuati dal 412° Test Wing/461° Test Squadron di Edwards che ne ha raccomandato l’immediato refit. Originariamente sviluppato dalla partnership tra l’AFRL e la NASA per il caccia multiruolo F-16 FIGHTING FALCON, l’A-GCAS utilizza un dispositivo per la mappatura del terreno e la geolocalizzazione, integrati da una serie di sensori di bordo e da un sistema automatizzato che identifica e segnala al pilota il pericolo di impatto imminente e, in caso di mancata risposta di quest’ultimo, interviene autonomamente prevenendo potenziali collisioni. Secondo le cifre rese note dalla LM, nei quasi 6 anni di utilizzo sui FALCON e sugli F-22 RAPTOR il sistema avrebbe salvato la vita a 8 piloti e, in base alle stime dell’azienda e del AFRL, sul F-35 l’A-GCAS dovrebbe evitare circa 26 collisioni col terreno per l’intera flotta di velivoli nell’arco del loro intero ciclo operativo.

anteprima logo RID Le bolle A2/AD cinesi

Le “bolle” A2/ADcinesi nel Pacifico rappresentano ad oggi la principale questione strategica e militare. Mentre le Forze Armate statunitensi si concentrano sul Multi Domain Warfare e nelle operazioni distribuite come contromisura per sfondare e rendere inefficaci tali bolle, le forze Cinesi continuano ad investire nella loro creazione e nel loro rafforzamento. La Cina definisce la sua strategia bellica come “difesa attiva”, un concetto strategicamente difensivo, ma operativamente offensivo. In altre parole, la Cina si ritiene autorizzata ad impiegare proattivamente la sua potenza militare in modo “difensivo” contro un qualsiasi paese identificato da Pechino come minaccioso, anche in assenza di un vero attacco militare avversario. Lo stesso filo conduttore si può riconoscere nel concetto cinese del “periodo di opportunità strategiche”, ovvero il presente, identificato come un prezioso lasso di tempo in cui, senza arrivare alla guerra aperta, è possibile agire con modalità più subdole per assicurarsi posizioni di vantaggio. Non può esserci in questo senso un esempio più chiaro della costruzione delle isole artificiali nelle isole Spratly e Paracel come mezzo per consolidare un effettivo dominio cinese sul Mar Cinese Meridionale che, a dispetto delle sentenze dei tribunali internazionali, è ormai indiscutibile. Soltanto un conflitto maggiore che coinvolgesse gli Stati Uniti potrebbe ribaltare l’attuale precario equilibrio di forze, ma la Cina sta accuratamente dosando violenze, provocazioni ed espansionismo per restare sempre al di sotto della soglia fatidica dello scontro aperto. Le bolle A2AD sono perfettamente in linea con il pensiero strategico cinese: primariamente difensive, rappresentano però di fatto uno strumento offensivo in quanto cementano il dominio cinese su vaste aree contese da molteplici altri paesi costieri, ed isolano sempre più questi paesi dall’assistenza esterna, principalmente americana. In proporzione all’aumentare dei pericoli che la US Navy dovrebbe affrontare per accedere al Mar Cinese Meridionale incrementa la libertà d’azione della People Liberation Army Navy e si rafforza quindi la supremazia di Pechino. Operando all’interno delle bolle “difensive”, la Marina cinese in continua e rapida espansione numerica e capacitiva può proiettare potenza in modo sempre più decisivo. Le bolle A2AD essenzialmente si compongono di forti difese contraeree a lungo raggio, sensori integrati per il targeting e capacità offensive a lungo raggio. Queste capacità offensive sono ancora primariamente rappresentate da centinaia e centinaia di missili balistici e cruise a corto e medio raggio, lanciati da terra ed armati con testate convenzionali ed anti-nave. L’enorme numero di questi missili rappresenta un importante vantaggio asimmetrico che la Cina ha consapevolmente sfruttato al massimo poiché gli Stati Uniti, vincolati (almeno finora) dal trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, il famoso INF, non dispongono di sistemi con cui rispondere, al di là ovviamente del TOMAHAWK lanciato da unità navali o dai cruise aerolanciati. Con i missili la Cina bilancia il fatto che le forze aeronavali statunitensi sono ancora decisamente superiori per capacità quanto non anche per numero. L’Aeronautica cinese, per esempio, è ancora relativamente “a corto raggio”, a causa in particolare del limitatissimo sviluppo del parco aerocisterne, ma la disponibilità di un gran numero di missili da 3.000 o 4.000 Km di gittata ridimensiona il problema. Negli anni 80’, l’allora comandante della PLAN, ammiraglio Liu Huaqing, fece sua la strategia della “prima catena di isole”, originariamente un piano americano per contenere le allora 2 potenze comuniste in Asia, stabilendo l’obiettivo di sviluppare capacità per dominare quella fascia di mare. La prima catena di isole scende dalle Curili al nord lungo la costa giapponese, Taiwan, e ingloba le Paracel e le Spratly, delimitando il Mar Cinese meridionale fra le coste di Vietnam e Malesia. La seconda catena di isole scende dalle isole vulcaniche a sud-est del Giappone e si incentra sulle Marianne, in particolare sulla strategica Guam, sede di importanti basi statunitensi. La terza catena di isole scende dalle Aleutine attraverso il Pacifico, con le Hawaii nel mezzo. Le Forze Armate cinesi hanno prima lavorato per assicurarsi il dominio sulla prima fascia, in particolare schierando le sue forze missilistiche a corto raggio di fronte a Taiwan per isolarla. Per dominare il Mar Cinese meridionale, la Cina ha schierato ingenti forze nell’area dell’isola di Hainan e, in tempi più recenti, ha potenziato le sue installazioni a Woody Island, nelle Paracel, prima di costruire le sue nuove isole artificiali ancora più a sud, nell’arcipelago delle Spratly. Lo schieramento di missili e velivoli a Mischief Reef, che si trova letteralmente nell’area d’interesse economico esclusivo delle Filippine, estenderebbe una bolla A2AD sopra Manila, sopra il Vietnam e fino alle coste malesi. Lo sviluppo di missili balistici, anche antinave, con una gittata di 4.000 km e l’immissione in servizio di velivoli a lunga autonomia armati con missili cruise a lungo raggio ha già di fatto esteso le capacità offensive cinesi fino alla seconda linea di isole, con svariati sistemi d’arma già in grado di minacciare direttamente Guam. Un’attenta osservazione dei sistemi d’arma in servizio ed in sviluppo in Cina consente di comprendere le effettive capacità delle “bolle” A2AD e di farsi un’idea del loro ulteriore sviluppo nel prossimo futuro. Nei prossimi numeri di RID la questione verrà trattata con una grande monografia speciale.

anteprima logo RID La RAF punta all’ipersonico

Il Rapid Capability Office (RCO) della Royal Air Force ha lanciato alcuni programmi tecnologici per la ricerca e lo sviluppo nel campo delle armi ipersoniche. I programmi sono stati annunciati per la prima volta nel corso del RIAT svoltosi a luglio. Tramite il RCO, la RAF ha “sfidato” le industrie del settore a fornire, entro 4 anni, una capacità ipersonica per armamenti, richiedendo una velocità di almeno Mach 5. Queste armi super-veloci sono viste come uno strumento fondamentale per garantire ai caccia di 4ª Generazione (per la RAF ovviamente si parla specificamente di TYPHOON) una capacità bellica significativa anche negli scenari futuri più complessi e contestati (A2/AD). Un secondo filone di sviluppo riguarda le tecnologie propulsive ipersoniche, e vede coinvolto un team composto da Rolls Royce, BAE Systems e Reaction Engines. In un programma di 2 anni, finanziato con 10 milioni di sterline, il team modificherà un motore EuroJet EJ200 con un’unità di pre-raffreddamento dell’aria in ingresso derivata dal pre-cooler del motore ipersonico SABRE di Reaction Engines. Raffreddare l’aria in ingresso di centinaia di gradi in una frazione di secondo, e farlo senza causare formazioni di ghiaccio, è molto complesso, ma Reaction Engines ha dimostrato nei mesi scorsi il raffreddamento di un flusso d’aria a 400°, condizione del volo a Mach 3,3. Il test, portato a termine negli USA, ha visto l’unità di raffreddamento ingerire lo scarico incandescente di un turbogetto General Electric J79, motore impiegato tra l’altro anche a bordo di velivoli come l’F-104 e il PHANTOM, e raffreddarlo in 1/20 di secondo. L’obiettivo finale per il SABRE è arrivare a dimostrare il raffreddamento da 1000° (aria in ingresso a Mach 5) a 150°. Il motore SABRE, che dovrebbe poi combinare un razzo per il volo fuori dall’atmosfera, è in sviluppo come soluzione per l’accesso all’orbita terrestre con un singolo stadio. Questa prima applicazione delle tecnologie del SABRE all’ambito militare non comporta per ovvi motivi la comparsa di un TYPHOON ipersonico, ma il raffreddamento del flusso d’aria dovrebbe portare a grandi benefici in termini di efficienza e di volo in “supercrociera”, ovvero supersonico senza uso di postbruciatore. Se l’esperimento avrà il successo sperato, la tecnologia potrebbe essere ulteriormente sviluppata nell’ambito del programma TEMPEST.

anteprima logo RID Test eso-atmosferici per l’ARROW 3

Il 28 luglio scorso, il missile anti-balistico ARROW 3, sviluppato congiuntamente dalla Israeli Aerospace Industries (IAI) e da Boeing a partire dal 2008, ha completato una campagna di test durata 10 giorni presso il Pacific Spaceport Complex – Alaska a Kodiak, Stati Uniti. Oltre ad essere coinvolti a livello industriale tramite Boeing, gli Stati Uniti hanno finanziato buona parte dello sviluppo del sistema con i fondi per la sicurezza destinati annualmente ad Israele. I test, articolati su 3 differenti scenari, hanno visto l’ARROW 3 portare a termine ingaggi esoatmosferici contro un bersaglio balistico non identificato ma appartenente alla famiglia israeliana di missili-bersaglio SPARROW prodotta da Rafael. Viste le caratteristiche dei test, probabilmente si è trattato di bersagli SILVER SPARROW, che replicano il Medium Range Ballistic Missile SHAHAB-3 iraniano, ovvero la principale minaccia che l’ARROW 3 è destinato a contrastare. L’intero sistema ARROW 3 è stato testato, schierando sia il Battle Management Centre GOLDEN ALMOND sia il Fire Control Centre CITRON TREE di Elisra (sussidiaria di Elbit Systems) e ovviamente il radar EL/M 2080S SUPER GREEN PINE di Elbit. Con la collaborazione della Missile Defense Agency statunitense è stato coinvolto anche un radar americano AN/TYP-2, così da dimostrare l’interoperabilità dei sistemi, particolarmente importante poiché un AN/TYP-2 americano è basato permanentemente in territorio israeliano. L’ARROW 3 va a completare la difesa stratificata dei cieli israeliani, fornendo la copertura ad altissima quota. Al di sotto opereranno ARROW 2, DAVID’S SLING e IRON DOME.

anteprima logo RID Parte la produzione in serie del Su-57

Secondo quanto comunicato dal Vice Primo Ministro Yuri Borisov, la Russia ha avviato (finalmente) la produzione in serie del caccia stealth autoctono Su-57.

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