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RID - Rivista Italiana Difesa 26-01-2019 Evadere e sopravvivere Dentro il corso SERE dell'Esercito Italiano data: a cura di:

 

"Sviluppato nel 2005 per adattarsi alla normativa NATO vigente, il programma SERE nasce dall’esigenza per la Forza Armata di concepire un corso di formazione teorico-pratica capace di fornire ai soldati, impiegati soprattutto in determinati teatri operativi, quegli elementi utili per fronteggiare situazioni di isolamento”, ricorda il Comandante dell’Aviazione dell’Esercito, Generale Paolo Riccò.

La formazione è curata dal persone del Centro

Addestrativo Aviazione Esercito di Viterbo e si articola in 3 moduli: “Alpha” (teorico), durante il quale si apprendono i concetti di sopravvivenza, evasione, comportamento in stato di cattività e procedure di estrazione, nozioni di topografia e diritto internazionale dei conflitti armati; “Bravo” (standard) e “Charlie” (avanzato) destinato ai futuri istruttori. La richiesta di partecipazione del personale arriva direttamente dai comandi e per accedervi è necessario superare alcune prove: marcia zavorrata di 6 Km con 15 Kg da effettuare in un tempo massimo di 45 minuti, prova di nuoto (50 metri in 2 minuti), prova di galleggiamento.

Alla sessione di novembre 2018, alla quale abbiamo potuto partecipare in esclusiva come osservatori, i corsisti erano divisi in 3 team. Tango1, Tango2, Tango3, composti da militari di diversa provenienza: bersaglieri, fanti aeromobili, lagunari.

Trasferiti da Viterbo a Monte Romano, sito dell’esercitazione, per prima cosa gli allievi devono controllare con attenzione equipaggiamento e dotazioni: dimenticare un paio di ghette o non aver indossato la maglia termica può costare patire il freddo per l’intera durata di una già ardua prova. Cose fondamentali, poi, sono cibo ed acqua che devono essere sufficienti a sostenere lo sforzo dei giorni di marcia pur senza appesantire il carico tenuto sulle spalle.

Alle 18:00 buio e nebbia rendono difficile anche contarsi e le luci frontali illuminano a malapena la cartina sulla quale tracciare il tragitto: dei 7 km stimati alla partenza se ne faranno 14 per un errore causato dalla pioggia che ha inzuppato la mappa.

L’intero “film” (come gli istruttori chiamano il SERE) è caratterizzato da un forte realismo: sopravvissuti al “crash landing” di un elicottero, gli allievi cercano di tornare alla base con quel poco che sono riusciti a recuperare dal luogo dell’impatto e per l’intera durata della prova le campagne laziali vanno considerate, in tutto e per tutto, un autentico territorio ostile dove nessuno può fornire aiuto.

Non sono quindi utilizzabili i cellulari né i dispositivi GPS; non è consentito chiedere informazioni agli automobilisti nei pressi della statale né ai cacciatori di passaggio. Ogni violazione al regolamento è subito punita dallo staff e dai Carabinieri della Military Police che seguono i gruppi giorno e notte, pronti ad intervenire in caso di necessità e di scorrettezze. Unico contatto con il team è una radio mediante la quale sono trasmesse indicazioni sul percorso e sulla disponibilità del “partigiano” (un locale amico) a garantire supporto…

“In aula i team hanno ricevuto dei codici missione che devono essere in grado di ricordare. E’ opportuno che non siano annotati su carta, ma ben impressi in mente: malgrado siano stati cambiati dopo la caduta dell’aeromobile, un eventuale nemico potrebbe comunque studiarli e comprendere in che modo una forza comunichi con i propri uomini sul terreno” afferma il Luogotenente Natali, coordinatore degli istruttori.

Tutto l'articolo è disponibile su RID 2/2019.

 


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