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RID - Rivista Italiana Difesa 08-01-2020 L’Iran attacca basi USA in Iraq La rappresaglia simbolica e il dilemma di Teheran data: a cura di:

Questa notte l’Iran ha reagito ha lanciato un attacco contro 2 basi americane in Iraq - il grande hub di Al Asad ed una base ad Erbil - in risposta all’uccisione da parte di Washington del Generale Soleimani. L’attacco è stato condotto utilizzando missili balistici QIAM-1 e FATEH-313: un totale di 15 missili di cui 4 finiti lontani dal bersaglio ed almeno uno abbattuto dalle difese americane. Al momento non si ha notizia di militari statunitensi morti, mentre anche i militari del contingente italiano di Erbil si sono rifugiati nei bunker. Il Presidente Trump ha convocato il Consiglio di Sicurezza Nazionale ma ha subito voluto rimarcare il fatto che nell’attacco non ci sono state vittime americane, mentre il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha affermato che il suo Paese non vuole la guerra. I toni sembrerebbero, dunque, inclinare alla de-escalation – e gli Americani potrebbero accettare in questo senso una risposta necessaria ma complessivamente simbolica da parte di Teheran – ma la tensione si è spinta lo stesso a livelli altissimi. Nelle prossime ore vedremo se questa azione sarà davvero l’inizio di una rappresaglia ancor più dura o, al contrario, il segnale che gli Iraniani possono essere disposti a trattare evitando la spirale di azione/reazione. Nel primo caso, l’Iran potrebbe incorrere in una risposta americana ancor più sproporzionata dopo che Washington con l’uccisione di Soleimani ha chiarito alla controparte che le regole del gioco sono cambiate e che la partita si è spostata dal piano asimmetrico, che finora aveva sempre favorito Teheran, a quella convenzionale classico. Un terreno sul quale i Pasdaran hanno solo da perdere.


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