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RID - Rivista Italiana Difesa 20-11-2020 Difesa, ma davvero è necessaria una nuova Riforma? data: a cura di:

Riceviamo dall’Amm. Luigi Binelli Mantelli, già Capo di SMD e SMM, e volentieri pubblichiamo questo articolo in risposta alle proposte del Direttore sulla necessità di una nuova Riforma della Difesa. Lo spirito di RID e di Portale Difesa è sempre stato quello di caratterizzarsi come foro aperto per alimentare il dibattito sulle grandi questioni legate alla Difesa e favorire l’avanzamento di una cultura sulle stesse tematiche che, purtroppo, nel nostro Paese molte volte latita. Questo è il nostro obbiettivo e la nostra missione da 40 anni per cui ben venga la “risposta” dell’Amm. Binelli nella consapevolezza che RID e Portale Difesa daranno sempre voce a chi voglia fornire un suo contributo nell’ambito di questo dibattito.

Un'ultima, piccola, precisazione. Sul contenuto dell'articolo del Direttore c'è una sola firma: quella del Direttore che, come sempre, pensa, decide, ha ragione o sbaglia, con la sua testa e pensando al suo unico padrone, il lettore. Su questo non vi possono essere dubbi, o equivoci, di sorta.

 

Amm. Binelli

Prendo spunto dall’interessante articolo del Direttore di RID Pietro Batacchi, che conosco e stimo da tempo, per alcune considerazioni in direzione “ostinata e contraria” come direbbe il compianto De Andrè. Intanto: nella mia non breve carriera militare ho visto, partecipato, diretto o collaborato ad almeno 6 o 7 studi di riforma della Difesa, alcuni di fantasiosa irrilevanza altri di smaccata partigianeria. L’unico parzialmente attuato fu quello fortemente voluto dal Ministro Andreatta, tra i migliori ministri della difesa, che, “complici” due Marinai DOC come Venturoni e Di Paola, ha dato una svolta realmente innovativa alle FFAA, definendo una catena di comando in senso genuinamente Joint: responsabilità di comando unica e chiara nel CSMD attraverso il Comando Operativo Interforze e una jointness operativa efficace e onesta, ovvero senza omologazioni e frammischiamenti, facendo prima addestrare e poi operare insieme e razionalmente le migliori qualità/capacità di ciascuna Forza Armata senza snaturarle. Col tempo purtroppo questa chiara visione è stata distorta, introducendo il concetto interforze in ogni possibile forma operativa e amministrativa (logistica interforze…un cavallo di troia che non può esistere nei reparti operativi) oppure costituendo reparti organici con personale di Forze Armate diverse (l’esempio della c.d. “Aviazione per la Marina”, gli MPA ATLANTIQUE per intenderci, è uno di questi fallimenti, ma ne possiamo parlare in altre occasioni) Tutte le altre – e io dico sacrosante - proposte di quella riforma per uno snellimento burocratico amministrativo del sistema difesa sono invece rimaste lettera morta. Ciò perché, nonostante entusiastiche espressioni di assoluta condivisione i generali e i dirigenti amministrativi che partecipavano alle riunioni erano sicuri in cuor loro che i “burosauri” alle spalle avrebbero demolito tutto appena cambiato il ministro e l’opera di demolizione si è purtroppo accompagnata ad un abnorme e confuso allargamento dell’area tecnico-amministrativa. Risultato: un rapporto “tooth to tail” a dir poco ridicolo. Dunque, sono molto scettico quando si propongono “libri bianchi”, come l’ultimo ad esempio, nella cui stesura o revisione, benché in carica da CSMD, non sono stato coinvolto, evidentemente perché scritto da mani e cervelli “industriali” e militari yes men accondiscendenti a castronerie tipo gli interessi strategici “vicini” in un mondo globalizzato!!! (“La Cina è vicina” diceva qualcuno… e la Somalia è decisamente più lontana dell’Afghanistan…). Ora, l’articolo dell’ottimo Pietro Batacchi si rifà alla recente audizione parlamentare dell’attuale CSMD Gen. (AM) Vecciarelli e contiene spunti di indubbia validità, che tuttavia nascono da una visione quasi escusivamente “aeronautica” … douettiana se vogliamo, come se l’audizione fosse di un Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e non di un Capo di Stato Maggiore della Difesa. Difesa antimissile di ultima generazione, velivoli d’attacco a pilotaggio remoto, sistemi antiaerei sofisticati, cyber defense e (meglio) cyber warfare, tutte esigenze condivisibili e da tempo in lista nel libro dei sogni dello Stato Maggiore Difesa, che si scontrano purtroppo con i magri bilanci, per di più sclerotizzati dai mega programmi/contratti già stipulati (in primis F35 ma non solo). E infine…caccia di nuova generazione!!! Roba da STAR TREK …. ma non disponiamo già del costosissimo EFA la cui completa acquisizione e terminata solo poche settimane fa? E l’F35 (che è di ultimissima generazione) non si chiama forse JSF ovvero Joint Strike FIGHTER? Oppure vogliamo già mettere le mani avanti sclerotizzando anche i prossimi 20 anni di investimenti (programma Tempest?). In uno scenario economico preoccupante tutto questo mi sembra un’ eccessiva fuga in avanti … occorre stare con i piedi sulla terra e amministrare le risorse con saggezza. Per fortuna, nel bene e nel male, facciamo parte di alleanze (NATO ed EU) dove ogni membro contribuisce con le proprie capacità/disponibilità e i “gap” capacitivi vengono mitigati attraverso un processo lungo e molto tecnico che si sviluppa in ambito NATO. Per L’UE no, almeno per ora e finché non si realizzerà una più coesa e credibile Difesa Europea. Una Difesa che non può prescindere da una altrettanto coesa se non unitaria politica estera e di sicurezza dei governi europei, rinunciando a parte della sovranità nazionale sulle FFAA, ma qui si aprirebbe un discorso molto più ampio e politico che non mi compete. Quanto ai numeri del personale una possibile ulteriore riduzione richiede molta cautela per non rendere irreversibile il processo soprattutto nei confronti delle componenti più esigue (sommergibili ad esempio). Ricordo che la Difesa è l’unica che ha avuto il coraggio (o la dabbenaggine) di “tagliare” 50.000 posti di lavoro in un arco decennale, proprio per gli obiettivi delineati nell’articolo, purtroppo vanificati da corrispondenti e pervicaci tagli di bilancio. Ricordo inoltre che la riduzione del personale è stato operata “a pantografo” ovvero in maniera proporzionale, senza tenere minimamente conto delle reali esigenze di ogni singola Forza Armata, penalizzando fortemente la Marina, come più volte sottolineato dai suoi vertici. La nostra Marina, strategicamente importante per la sua posizione nel mediterraneo, se raffrontata ai più rilevanti strumenti militari europei risulta la Forza Armata percentualmente più sottodimensionata di personale rispetto alle altre. Ma veniamo alle proposte concrete dell’articolo del Direttore: 1.- Trasformazione del Consiglio Supremo di Difesa in Consiglio Nazionale di Sicurezza: assolutamente d’accordo, ma si chieda alle forze di polizia e al DIS cosa ne pensano. 2.-Elaborazione di una strategia nazionale di sicurezza e difesa ecc.: anche qui pienamente d’accordo ma ci vorrebbe prima una politica estera nazionale con obiettivi chiari e pragmatici, magari un po’ meno “ecumenici”, se mi è consentito il termine (miraggio mai conseguito). 3.- Riduzione del personale e svecchiamento degli organici: tenendo conto di quanto ho già detto ritengo che prima di operare ulteriori riduzioni si debba procedere ad una razionalizzazione dell’area tecnico-amministrativa a favore dell’organico dell’area operativa di ciascuna Forza Armata che dovrà essere rivalutato attraverso un esame onesto e obiettivo delle esigenze abbandonando il criterio della proporzionalità che danneggia ovviamente i più piccoli (altro miraggio!). 4.-Rimodulazione della componente operativa: non mi esprimo in quanto non ne ho più titolo, ma ribadisco con forza il concetto già espresso di una sana jointness non omologante verso il basso e che non mortifichi l’identità di ciascuna Forza Armata, un concetto che può apparire retrò ma che poggia essenzialmente su due presupposti basilari per l’efficacia dello strumento militare: coesione e credibilità per esercitare quella deterrenza senza la quale la Nazione perde rilevanza nella politica internazionale e non si giustifica alcuna spesa militare. Altrimenti avremo forze armate da operetta da sfoggiare ai Fori Imperiali il 2 giugno (COVID permettendo). 5.- Sovra ordinazione gerarchica del CSMD ecc.: vogliamo un dittatore? Mi sembra - e lo dico per esperienza - che il CSMD goda già di ampi poteri (soprattutto se riesce a guadagnarsi la stima e la fiducia del Ministro in carica). Quanto al Vicecomandante per le operazioni esiste già il Comandante del Comando operativo Interforze (COI) e quello del Comando Forze Speciali (COFS), occorre però che il COI e il suo staff imparino ad operare da Comando e non da Centrale di Situazione (addestramento e cambio di mentalità), avvalendosi sinergicamente dei Comandi Operativi di Forza Armata (quelli il comando e controllo lo sanno esercitare e devono continuare a farlo). 6.- Legge pluriennale sugli investimenti: assolutamente d’accordo, esiste già in altri Paesi (USA e FR) ma non solo sugli investimenti, perché per far vivere, addestrare e tenere in efficienza le FFAA occorre anche certezza sui fondi di esercizio, decurtato nell’ultimo decennio di oltre il 50% in valore monetario (figuriamoci il valore reale!!) 7.- Sinergie interforze: ecco il punto focale che vedo firmato Vecciarelli piuttosto che Batacchi ed ecco la solita litania su F35B STOVL. Su questo argomento mi sembra di avere scritto e detto a sufficienza (compresa una lettera aperta all’attuale Ministro della Difesa) quindi sintetizzo: a.- Il velivolo F35B STOVL è nato per operare da piccole portaerei. Tecnicamente sarà assai arduo riuscire a farlo operare da terra in area di operazioni, anzi lo considero quasi impossibile, quindi un costoso giocattolo per l’Aeronautica che ha in corso di acquisizione 60 F35 convenzionali, molto più performanti per i compiti dell’Arma Azzurra ed anche meno “cari” (30% in meno rispetto allo STOVL). b.- Costituire 2 gruppi di volo di F35B STOVL da 15 velivoli ciascuno per MM e AM è una inutile duplicazione quindi uno spreco di denaro pubblico duplicando strutture e addestramento. Sottolineo inoltre che ogni accenno ad un risparmio di gestione per la c.d. “comunalità logistica” è solo strumentale in quanto il supporto logistico è già ricompreso nel contratto di acquisizione del velivolo. c.-Sono fermamente convinto che prevedere un solo gruppo di 18 velivoli per la Marina sia la soluzione migliore, più economica e più efficace. All’occorrenza (assai improbabile) il gruppo potrebbe comunque rischierarsi a terra (storicamente l’AM non ne ha mai schierati fuori area più di 4/6, anche perché le basi in teatro di operazioni sono affollate dalle altre forze aeree della coalizione). In termini finanziari convertire i 15 STOVL AM in altrettanti CTOL realizzerebbe un risparmio di circa 1 Miliardo di Euro, se invece si optasse per solo 18 velivoli STOVL per la MM il risparmio sarebbe grossomodo di 5 Miliardi. d.- L’accentramento dei due gruppi STOVL ad Amendola con comando a rotazione MM e AM (ma di fatto sotto egida AM per quanto riguarda i supporti) rappresenta un ulteriore spreco di risorse di esercizio per la Marina, quantizzabile per difetto in circa 13mln.Euro/anno (400 milioni nell’arco della vita operativa del velivolo). Il risultato peggiore è che tale soluzione porterà in breve tempo a ciò che la Royal Navy ha purtroppo sperimentato all’inizio degli anni 2000 con la c.d. “Joint Force Harrier” ovvero la perdita della capacità portaerei per oltre 20 anni. Una capacità strategica che sarà recuperata con grande fatica solo nel prossimo futuro sulle 2 nuove grandi carriers UK (con velivoli F35B STOVL appunto). e.- In definitiva questa insistenza sul velivolo STOVL - a mio avviso subdolamente intesa a ripristinare in qualche modo la perniciosa “Legge Balbo”- comporta un notevole e inutile dispendio di risorse e soprattutto alimenta e alimenterà un grave contenzioso tra Marina e Aeronautica a scapito della necessaria coesione di cui parlavo prima. Da capo servizio operazioni di Nave V. Veneto ho assistito alla penosissima querelle tra MM e AM su chi dovesse avere il controllo operativo dei velivoli MPA e questo nel bel mezzo della ricerca della M/N Achille Lauro (operazione Margherita 1985), benché fosse chiaro per legge che competeva alla MM. Siamo arrivati alle denunce penali certo non un bene per le FFAA. Si dirà che i tempi sono cambiati ma lo scenario geostrategico anche nel solo Mediterraneo è altresì cambiato…e in peggio… richiedendo la massima coesione ed efficacia del sistema difesa nazionale. In merito, infine, alla capacità portaerei vorrei precisare alcuni concetti che spesso la propaganda di parte (purtroppo anche nell’ambito della stessa Difesa) ha travisato, se non volutamente mistificato, verso l’opinione pubblica: a.- La portaerei (Nave CAVOUR) è una sola, non ce ne sono 2, perché il vecchio e amato Garibaldi non è in grado di ospitare F35B e la nuova nave anfibia Trieste è nata per le esigenze della Capacità Interforze di Proiezione Anfibia e l’imbarco di F35B, pur possibile in caso di una limitata operazione anfibia, non può essere considerato che temporaneo. b.- l’Italiana Cavour e la più capiente Francese Charles de Gaulle costituiscono dunque le uniche portaerei dell’Unione Europea, dopo la Brexit. c.- La portaerei non è solo un aeroporto galleggiante, ma assolve contemporaneamente molti altri ruoli quali il supporto logistico e sanitario (Role2 plus) verso reparti a terra, la sorveglianza marittima, il comando e controllo anche di un’operazione Joint imbarcando l’appropriato staff, il ruolo politico/diplomatico con pre-dislocazione in vicinanza di aree di prevista crisi senza o in attesa di un diretto coinvolgimento, la flessibilità operativa che non è propria di una base terrestre, la possibilità infine di rientrare dal teatro in tempi brevissimi e a costi trascurabili, non appena necessario e opportuno. d.- È anche accertato che il costo complessivo di un’operazione di portaerei è inferiore a quello di una dislocazione a terra di un analogo numero di velivoli in aree di crisi. Conti alla mano occorre considerare il costo del supporto logistico e infrastrutturale a terra, il rapporto uomo/macchina tra Marina e Aeronautica (1 a 3 almeno), il costo giornaliero del personale che a terra gode del trattamento di missione mentre quello imbarcato ha diritto solo alla diaria di navigazione e infine il costo e i tempi per il rientro in Patria del contingente a termine esigenza. Da Comandante di Nave Garibaldi ho potuto apprezzare come cambia il ruolo di un partner (e di una Nazione) quando si partecipa con una portaerei - anche piccola a piacere (Somalia Operazione IT/US United Shield Garibaldi con 3 aerei AV8Bplus e USS Essex con 5 aerei AV8B non plus). Da Comandante di Gruppo Navale ho visto con tristezza 2 nostri AV8 danneggiati da FOD dopo un rischieramento sul ponte di volo della HMS Invincible e l’anno dopo ho seguito le operazioni del Garibaldi col suo gruppo di volo (GRUPAER) in supporto alla campagna aerea della coalizione in Afghanistan nel 2001. Dal mare arabico settentrionale, con grande efficacia, insieme alla Charles de Gaulle. Da Comandante in Capo della Squadra Navale ho seguito e in parte diretto dal centro di comando della Marina di Santa Rosa (RM) la partecipazione del Garibaldi e del GRUPAER alla campagna contro Gheddafi (Op. NATO “Unified Protector”): solo 8 aerei imbarcati hanno totalizzato lo stesso numero di sortite di bombardamento dell’AM. Se ho scritto queste non poche righe - e mi scuso – non è per polemica né per partigianeria, nutro una grande ammirazione per l’Arma azzurra che ha trovato coraggio e forza di ideazione per rinnovarsi efficacemente e superare vecchi stereotipi. Desidero però fornire un contributo di pensiero e di esperienza in un settore, quello della Difesa, che oggi può sembrare fuori luogo, vista l’emergenza di problemi più urgenti e gravi della Nazione, ma che in un non lontano futuro, se solo ci si guarda intorno, sarà cruciale per l’Italia e per l’Europa. Le Forze Armate sono tra le istituzioni più sane, efficienti e virtuose della nostra Nazione. Quale Ex loro Comandante vorrei che rimanessero tali, ma ancor più coese ed orgogliose del loro retaggio storico e valoriale.


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