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RID - Rivista Italiana Difesa 20-04-2021 Libia, 60 osservatori ONU per monitorare il cessate il fuoco data: a cura di:

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU (UNSC) ha dato l’ok definitivo all’avvio della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Libia. La risoluzione 2570, votata il 17 aprile all’unanimità dai 15 membri dell’UNSC, prevede un invio graduale del team di osservatori che a regime conterà 60 elementi, disarmati, le cui nazionalità restano da definire. Lavorerà a stretto contatto con il Joint Military Committee 5+5, organo intra-libico composto da personale militare proveniente in ugual numero dall’Esercito Nazionale Libico (ENL) di Haftar e dalle forze del Governo di Unità Nazionale (GUN) di Tripoli. Questo comitato finora ha gestito i negoziati per la riunificazione delle Forze Armate libiche, con un forte input da parte egiziana e sotto la supervisione delle Nazioni Unite, nell’ambito del dialogo avviato con la Conferenza di Berlino di gennaio 2020. La tempistica è incerta visto che la risoluzione prevede l’arrivo in teatro degli osservatori quando saranno presenti le condizioni di sicurezza e logistiche per una presenza permanente. Il nuovo GUN guidato da Dbeiba ha accolto con favore la risoluzione ONU, ma non ha il controllo della città che sarà la sede principale della missione, Sirte, in mano ad Haftar.

La missione ha come obiettivo principale monitorare il rispetto della tregua tra i belligeranti stipulata il 23 ottobre 2020, che finora ha tenuto al netto di sporadiche scaramucce, e prevenire l’insorgere di tensioni che possano far saltare l’appuntamento elettorale per il rinnovo degli organi legislativi ed esecutivi previsto per il 24 dicembre prossimo.

Teoricamente, il team di osservatori dovrà anche riferire sul ritiro delle forze straniere presenti nel Paese, visto che il tema fa parte dell’accordo del 23 ottobre. Si tratta principalmente di mercenari siriani al soldo della Turchia, di personale della Compagnia Wagner in campo per curare gli interessi russi, e di altri mercenari soprattutto africani (Ciad, Sudan). Il Palazzo di Vetro stima che il loro numero complessivo sia di circa 20.000 unità. La missione di monitoraggio, se interpreterà in senso stretto il suo mandato, dovrebbe provare a muoversi lungo la cosiddetta “linea rossa”, ovvero la linea tra Sirte e Jufra che da mesi la Wagner presidia, anche con fortificazioni, e che rappresenta il perno del dispositivo russo in Libia. Oltre a Sirte, la missione dovrebbe prevedere anche una “presenza avanzata” a Tripoli, di cui non è però chiaro il ruolo.

Entrambi questi aspetti presentano diversi profili di criticità. La Wagner ha sempre tenuto un atteggiamento elusivo in Libia, cercando di limitare al massimo la propria esposizione, e non ha coinvolto altre forze locali nel suo progressivo arroccamento nella parte centrale del Paese, che sarebbero una risorsa utile per schermare formalmente la propria presenza agli occhi degli osservatori. Nella capitale le condizioni di sicurezza sono scarse e rischiano di aggravarsi con l’aumentare delle tensioni tra i diversi gruppi armati, in particolare tra la Forza RADA e la Brigata Nawasi.


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