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RID - Rivista Italiana Difesa 22-04-2021 Quale sorte per il sottomarino indonesiano NANGGALA? data: a cura di:

Da mercoledì mattina la Marina Indonesiana ha perduto i contatti col sottomarino KRI-402 NANGGALA, gemello del CAKRA, appartenenti al modello Type-209/1300, ordinati in Germania nel 1977 e costruiti nei cantieri Howaldtswerke (HDW, oggi parte di ThyssenKrupp Marine Systems) di Kiel nel 1977-1981. Il battello scomparso avrebbe anzi tra poco compiuto i 40 anni di vita operativa, essendo stato consegnato il 6 luglio 1981: non un record, per i solidi sottomarini della serie “209” (Grecia e Perù impiegano ancora la variante 209/1100 dei primi anni ’70), ma pur sempre un’età di tutto rispetto. Il NANGGALA era comunque stato sottoposto a periodici refit presso HDW sin dal 1989, e nel 2010-2012 ai lavori di ammodernamento in Corea del Sud, nell’ambito degli accordi che hanno portato a ordinare a Seul 6 battelli della variante sudcoreana del Type-209/1400 (classe CHANG BOGO), in consegna dal 2017. Nei piani degli ammiragli indonesiani (legati al programma interforze Minimum Essential Force-MEF 2008-2024) i 2 veterani battelli classe CAKRA, adeguatamente mantenuti, avrebbero dovuto restare in servizio ancora a lungo, relegati a compiti addestrativi. E proprio durante un’esercitazione comprendente il lancio di siluri (tipo AEG SUT-264, acquistati negli anni ’80) in corso al largo di Bali, sono state perse le comunicazioni col battello, poco dopo essere stato autorizzato a immergersi per procedere al lancio, nelle prime ore del mattino del 21 aprile. La Marina Indonesiana ha immediatamente inviato sul posto mezzi di soccorso, e sono state avvistate nella zona di mare sotto osservazione (profonda circa 700 m, almeno 3 volte i margini di sicurezza per un battello di 40 anni) chiazze di petrolio, ma nessun rottame o cadavere. Nemmeno sono state registrate esplosioni o rumori di schiacciamento, come accaduto 4 anni fa con lo sfortunato SAN JUAN argentino. Un portavoce del Ministero della Difesa indonesiano, confermando l’impiego di 6 navi e 1 elicottero, l’invio di mezzi da Singapore e Malaysia, e l’assistenza offerta da USA, Germania, Francia e Australia, ha sottolineato come i 53 uomini di equipaggio possano contare – ovviamente se ancora vivi, e col battello danneggiato ma con i sistemi di sostentamento efficienti – su un’autonomia d’aria di 72 ore. Margini ormai molto ristretti, per alimentare ottimismo.


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